Il mobiletto bianco su cui Marta teneva i suoi accessori giace abbandonato tra l'erba del giardinetto dietro casa sua. Le scarpe vecchie di Ryan spuntano dal cestino del bagno dove le ha gettate prima di partire. La scatola di fagioli che Billy ci ha portato perché gli avanzava è nel mobile della cucina. Mi guardo in giro e trovo oggetti appartenuti a persone che fino a poco tempo fa erano qui con me, abitavano nella stessa città, vicino o lontano, ma comunque qua, facilmente raggiungibili.
Ora se ne sono andate. Una alla volta. E ogni volta ho pianto, o quasi...
Ho ancora bisogno di un po' di tempo per realizzarlo e scontrarmi casualmente con oggetti che me li ricordano non aiuta per niente. Abbiamo convissuto solo per pochi mesi, ma questo poco tempo è bastato per creare un forte legame tra di noi.
Vedo le scarpe di Ryan e mi vengono in mente le passeggiate con lui sorseggiando bubble tea, le cene a base di kebab, il tutto farcito dagli ultimi gossip su cui lui era sempre aggiornato. E naturalmente il suo penultimo giorno, in cui ho dovuto aiutarlo a fare le valigie perché era talmente confuso e in preda al panico da partenza che si rigirava nella sua stanza tra valigie, libri, souvenir e vestiti senza combinare niente.
Vedo la scatola di fagioli di Billy e mi viene in mente lui che dorme sul nostro divano, il suo sarcasmo graffiante, la sua voce cristallina mentre canta e ovviamente lui con birra e sigarette in mano (anche se non so quanto gli faccia piacere essere ricordato per questo).
Vedo il mobiletto di Marta e penso alla sua solarità, all'affettuosità contagiosa, alla sua incredibile capacità di esprimere senza timori ciò che le passa per la testa, ai suoi crucci emotivi, ai momenti in cui l'ho aiutata in veste di traduttrice per le questioni legate al suo appartamento e a quando l'ho accompagnata in ospedale per farsi sistemare il naso rotto, a lei che gira per le feste raccogliendo bottiglie per incassare il Pfand, alle fotografie ovunque e per qualsiasi motivo.
In sottofondo a tutto ciò risuonano le voci di tante persone che in questo periodo mi han detto "tutto finisce prima o poi". Certo è vero, ma per me è ancora difficile accettarlo. In ogni caso affondo l'amarezza del distacco nella gioia generata dai ricordi dei momenti trascorsi con queste persone. Sono stati attimi importanti e sono certa che sono soltanto l'inizio di un'ottima amicizia. Non ho certo intenzione di lasciare che la distanza logori il rapporto tra di noi. E' finita questa fase della nostra vita, ma non si tratta di una fine definitiva. Non lo è affatto.
martedì 31 luglio 2012
Cause I'm leaving on a jet plane...
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tristezza
Ubicazione:
Kassel, Germania
domenica 20 maggio 2012
Born in the U.S.A.
Sto imparando una delle canzoni patriottiche americane "You're a Grand Old Flag"... E' un po' di giorni che questa canzone rieccheggia nell'aria, da quando Ryan l'ha cantata sulla via del ritorno dall'ennesimo party universitario. Attraversare la città a piedi alle cinque di mattina con due americani, Ryan e Chelsey, che snocciolano inni nazionali americani uno dietro l'altro è parecchio divertente. In particolare, stare molto a contatto con Ryan mi permette di conoscere la cultura americana con gli occhi di una persona che vi appartiene. Per questo motivo la cosa diventa molto interessante.
Ryan passa molto rapidamente da eventi storici a serie tv, dalla politica ai gossip sulle celebrità, cosa che mi garantisce una formazione a tutto tondo. Devo dire che in un certo senso il fatto che lui si vergogni un po' del patriottismo americano, dell'importanza che certi americani si diano, mi sorprende e mi fa in un certo senso sorridere. Ryan è estremamente disponibile nel parlare del suo paese, ma spesso conclude i suoi discorsi con "spero tu non mi giudichi male per ciò che ti ho appena raccontato". Teme davvero che io possa fare di tutta l'erba un fascio e bollarlo come cafone ignorante ed egocentrico, che ignora le culture diverse dalla sua e non si sforza di imparare una lingua straniera perché tanto la sua lingua madre è l'inglese. La stessa cosa vale anche per l'altro mio coinquilino, Kyle: entrambi cercano di non sbandierare troppo il fatto di provenire dagli Stati Uniti, come se rischiassero di essere linciati da un momento all'altro.
In ogni caso non corrono alcun pericolo, anzi sono perfettamente integrati nel gruppo degli Europei. Venerdì, ad esempio, mi è capitato di passare la serata in compagnia di un paio di americani, Jenny e Kyle, e altri studenti erasmus giocando ad un drinking game statunitense, chiamato "The Circle of Death". Il gioco è alquanto articolato: si usa un mazzo di carte da poker e ogni carta ha un valore. Le carte si mescolano, rigorosamente nello stile dei croupies: il mazzo si divide a metà e si stringe ciascuna metà in una mano. Poi le due estermità dei mazzi si avvicinano e facendo forza sui bordi si fanno scorrere le carte una per una in modo tale che le carte di una metà si incastrino con le altre. Quindi, una volta incrociati i due mazzetti, si piegano le carte a formare un arco e si fa pressione sulle carte in modo che queste scivolino una sopra l'altra. Davvero affascinante. Vorrei esserne capace anch'io. A quanto pare in America le carte si mescolano solo così.
Tornando al gioco, una volta mescolate le carte si spargono sul tavolo a formare un cerchio. Quindi ognuno a turno gira una carta e la poggia al centro del cerchio. Ad ogni carta corrisponde una determinata azione che porterà una o più persone a bere. E' incredibile come, pure da ubriachi, si riesca a ricordare ciò che si deve fare ogni volta. La difficoltà aumenta quando si pesca il nove "nine = rhyme": ciò significa che chi pesca il nove deve scegliere una parola e gli altri devono trovare una parola che rimi con questa. Ma dato che l'inglese non è la lingua madre di tutti (attorno al tavolo ci sono americani, tedeschi, italiani e spagnoli) alterniamo all'inglese lo spagnolo e il tedesco. Insomma, un macello. Ma anche questo è un buon modo per conoscere un'altra cultura. E nella mia mente rieccheggia ancora il motivetto You're a grand old flag, you're a high flying flag ta ta ta ta ta ta ta ta taaaaaaaaaa.... (ah in tedesco esiste un termine che è perfetto per indicare una canzone che ti rimane in testa e questo termine è "Ohrwurm", una cosa del tipo "verme dell'orecchio).
Ryan passa molto rapidamente da eventi storici a serie tv, dalla politica ai gossip sulle celebrità, cosa che mi garantisce una formazione a tutto tondo. Devo dire che in un certo senso il fatto che lui si vergogni un po' del patriottismo americano, dell'importanza che certi americani si diano, mi sorprende e mi fa in un certo senso sorridere. Ryan è estremamente disponibile nel parlare del suo paese, ma spesso conclude i suoi discorsi con "spero tu non mi giudichi male per ciò che ti ho appena raccontato". Teme davvero che io possa fare di tutta l'erba un fascio e bollarlo come cafone ignorante ed egocentrico, che ignora le culture diverse dalla sua e non si sforza di imparare una lingua straniera perché tanto la sua lingua madre è l'inglese. La stessa cosa vale anche per l'altro mio coinquilino, Kyle: entrambi cercano di non sbandierare troppo il fatto di provenire dagli Stati Uniti, come se rischiassero di essere linciati da un momento all'altro.
In ogni caso non corrono alcun pericolo, anzi sono perfettamente integrati nel gruppo degli Europei. Venerdì, ad esempio, mi è capitato di passare la serata in compagnia di un paio di americani, Jenny e Kyle, e altri studenti erasmus giocando ad un drinking game statunitense, chiamato "The Circle of Death". Il gioco è alquanto articolato: si usa un mazzo di carte da poker e ogni carta ha un valore. Le carte si mescolano, rigorosamente nello stile dei croupies: il mazzo si divide a metà e si stringe ciascuna metà in una mano. Poi le due estermità dei mazzi si avvicinano e facendo forza sui bordi si fanno scorrere le carte una per una in modo tale che le carte di una metà si incastrino con le altre. Quindi, una volta incrociati i due mazzetti, si piegano le carte a formare un arco e si fa pressione sulle carte in modo che queste scivolino una sopra l'altra. Davvero affascinante. Vorrei esserne capace anch'io. A quanto pare in America le carte si mescolano solo così.
Tornando al gioco, una volta mescolate le carte si spargono sul tavolo a formare un cerchio. Quindi ognuno a turno gira una carta e la poggia al centro del cerchio. Ad ogni carta corrisponde una determinata azione che porterà una o più persone a bere. E' incredibile come, pure da ubriachi, si riesca a ricordare ciò che si deve fare ogni volta. La difficoltà aumenta quando si pesca il nove "nine = rhyme": ciò significa che chi pesca il nove deve scegliere una parola e gli altri devono trovare una parola che rimi con questa. Ma dato che l'inglese non è la lingua madre di tutti (attorno al tavolo ci sono americani, tedeschi, italiani e spagnoli) alterniamo all'inglese lo spagnolo e il tedesco. Insomma, un macello. Ma anche questo è un buon modo per conoscere un'altra cultura. E nella mia mente rieccheggia ancora il motivetto You're a grand old flag, you're a high flying flag ta ta ta ta ta ta ta ta taaaaaaaaaa.... (ah in tedesco esiste un termine che è perfetto per indicare una canzone che ti rimane in testa e questo termine è "Ohrwurm", una cosa del tipo "verme dell'orecchio).
mercoledì 9 maggio 2012
Una serie di sfortunati eventi
La vita in Erasmus non è solo cadenzata da feste e divertimento. Essa può anche essere segnata da eventi poco piacevoli, che tuttavia la arricchiscono di un certo carattere avventuroso alquanto affascinante. In precedenza ho raccontato dei ragazzi italiani alle prese con la ricerca disperata di un appartamento durata per più di un mese. Ebbene, tre di loro, Marta, Lorenzo e Thibault, hanno trovato una sistemazione e solo una ragazza, Roberta, è tornata in Italia. La sventura, tuttavia, non ha abbandonato due di questi tre ragazzi che sono rimasti.
Tanto per cominciare, la settimana si è aperta con il trasferimento di Marta nel suo nuovo appartamento. Io ho potuto seguire la vicenda da vicino, dal momento che l'ho aiutata a decifrare il contratto d'affitto, le ho dato una mano nella corrispondenza con il proprietario e l'ho accompagnata a firmare il contratto. Il giorno della firma del contratto ho avuto modo di visitare il suo appartamento e in particolar modo di vedere la sua camera. Un bell'appartamento, grazioso, moderno e pulito. Sì, forse la maniglia della porta della camera di Marta sembrava avere qualcosa che non andava, ma svolgeva ancora la sua funzione. Inoltre la coinquilina si era offerta di darle un'occhiata.
Il giorno successivo alla firma del contratto Marta si è trasferita nel nuovo appartamento e la sventura non ha tardato a bussare alla sua porta. Mercoledì mattina mi connetto a Facebook e lei mi contatta via chat dicendomi che è rimasta chiusa in camera. Le chiedo come sia possibile e quindi mi spiega come abbia semplicemente chiuso la porta per potersi cambiare dopo la doccia. Il problema è che la maniglia si era lasciata andare del tutto e quindi non faceva più leva per ritrarre il catenaccio e di conseguenza la porta era bloccata. Dopo averle consigliato di contattare il proprietario dell'appartamento mi offro di andare da lei per vedere se sia possibile risolvere il problema.
Arrivata sotto casa sua mi faccio lanciare le chiavi dalla finestra e salgo, ma ben presto ci rendiamo conto che l'unica soluzione consiste nel contattare un fabbro. Marta contatta quindi un'altra volta il proprietario e gli chiede di mandare un fabbro. Nell'attesa io e lei chiacchieriamo da una parte all'altra della porta, manco fossimo al "Gioco delle coppie" e ogni tanto ci affacciamo alla finestra per vedere se arrivano gli aiuti. Dopo circa un'ora si presenta alla porta un uomo sulla trentina, in pantaloni blu e t-shirt di cotone bianco con in mano un secchio con dentro qualche attrezzo. Gli spiego la situazione e lui fa un breve tentativo di aprire la porta, ma realizza subito di non avere gli strumenti necessari per risolvere il problema. Dopo aver aggiunto che una situazione del genere non gli era mai capitata decide di contattare un collega che sicuramente ha con se gli strumenti magici.
L'ometto chiama quindi il collega e ci comunica che dovremo attendere circa mezz'ora per l'arrivo del S. Pietro della situazione. Dopo qualche breve scambio di battute tra me e il fabbro, questi, sopraffatto dai silenzi imbarazzanti che non riusciamo a riempire, decide di scendere in auto ad attendere il collega. Quaranta minuti dopo sento i passi e le voci di due uomini salire per le scale. "Ecco il salvatore!" penso, e lo osservo estrarre dalla cassetta dei ferri una semplice piastra metallica rettangolare con i bordi piegati che fa scivolare lungo il bordo della porta che magicamente si apre, mostrando alla nostra vista il sorriso di Marta, che attendeva in piedi al centro della stanza.
Ovviamente io mi trovo lì in funzione di interprete e come traduco a Marta ciò che mi dice il secondo fabbro, questo mi sente parlare in italiano e dice "ah, ma siete italiane! La mia ex-moglie, quella merda, è italiana. Le donne italiane non mi piacciono per niente". Ovviamente le sue parole sono ironiche, ma comunque aggiungono una nota tragicomica all'intera vicenda, che cerchiamo di demonizzare con una sonora risata, pensando che la sfiga, per il momento, ne ha già avuto abbastanza.
Così invece non è, dato che domenica mattina vengo a sapere sempre da Marta che la sera precedente Thibault, all'uscita del Lax, la famigerata discoteca di cui ho già parlato, è stato preso a pugni senza motivo da un ubriaco. Questa la dinamica dell'evento: Marta, Elise (una studentessa Erasmus francese), Lorenzo e Thibault escono dalla discoteca. Le due ragazze camminano fianco a fianco qualche passo avanti ai ragazzi. Loro sono le prime ad incontrare questo russo muscoloso totalmente ubriaco. Giustamente decidono di farsi da parte per lasciarlo passare. Purtroppo Thibault si trova sullo stesso cammino dell'energumeno, ma non lo nota dal momento che sta chiacchierando spensierato con Lorenzo.
Il russo, trovatosi il passaggio sbarrato, pensa dunque di farsi strada con un gancio che colpisce Thibault sul labbro inferiore e lo fa cadere a terra. Lorenzo, totalmente sorpreso, non si rende conto di ciò che è successo. Guarda con sguardo confuso l'amico caduto a terra e solo in un secondo momento nota che un turco è intervenuto a bloccare il russo, che riesce a divincolarsi e si allontana come niente fosse successo. Chiamare la polizia si rivela inutile. Nessuno si presenta e i ragazzi decidono di tornare a casa.
La settimana si conclude con un classico incidente domestico ad opera della mia coinquilina turca, che ormai è diventata un personaggio per tutti qui. Ora di cena nell'appartamento al secondo piano del Party Palace. Terminata la cena mi reco in cucina e metto sui fonelli la moka per il caffè. Noto che c'è una pentola su una delle piastre in funzione. La pentola è quasi vuota, ma sono sicura che chiunque l'abbia messa lì la stia tenendo sotto controllo. Dopo circa cinque minuti apro la porta della camera per andare in cucina a prendere il mio caffè e non vedo più niente. Una nuvola di fumo riempie corridoio, salotto e cucina. Mi fiondo tossendo verso i fornelli, tolgo la pentola dalla piastra mentre urlo a squarciagola ed inizio ad aprire le finestre.
Quindi mi reco davanti alla porta di Tuba, la coinquilina turca, e l'avviso del casino che è successo. Al che lei si fionda in cucina con i suoi amici ridendo, spalanca la porta e poi mi si avvicina per ringraziarmi. Il "Thank you so much" è seguito poi da un numero indefinito di frasi in turco che ovviamente non comprendo, ma che a quanto pare lei pensa io riesca a decifrare. Io sorrido e annuisco e poi, ridendo istericamente, contatto via chat gli altri coinquilini per metterli al corrente di ciò che è successo, anche se ormai dalla puzza di fumo hanno compreso che qualcosa non andava. Tutto è bene ciò che finisce bene, ma come direbbe Giovanni del famoso trio comico nei panni del signor Rezzonico "potevo rimanere offeso di brutto, ma brutto brutto brutto".
Tanto per cominciare, la settimana si è aperta con il trasferimento di Marta nel suo nuovo appartamento. Io ho potuto seguire la vicenda da vicino, dal momento che l'ho aiutata a decifrare il contratto d'affitto, le ho dato una mano nella corrispondenza con il proprietario e l'ho accompagnata a firmare il contratto. Il giorno della firma del contratto ho avuto modo di visitare il suo appartamento e in particolar modo di vedere la sua camera. Un bell'appartamento, grazioso, moderno e pulito. Sì, forse la maniglia della porta della camera di Marta sembrava avere qualcosa che non andava, ma svolgeva ancora la sua funzione. Inoltre la coinquilina si era offerta di darle un'occhiata.
Il giorno successivo alla firma del contratto Marta si è trasferita nel nuovo appartamento e la sventura non ha tardato a bussare alla sua porta. Mercoledì mattina mi connetto a Facebook e lei mi contatta via chat dicendomi che è rimasta chiusa in camera. Le chiedo come sia possibile e quindi mi spiega come abbia semplicemente chiuso la porta per potersi cambiare dopo la doccia. Il problema è che la maniglia si era lasciata andare del tutto e quindi non faceva più leva per ritrarre il catenaccio e di conseguenza la porta era bloccata. Dopo averle consigliato di contattare il proprietario dell'appartamento mi offro di andare da lei per vedere se sia possibile risolvere il problema.
Arrivata sotto casa sua mi faccio lanciare le chiavi dalla finestra e salgo, ma ben presto ci rendiamo conto che l'unica soluzione consiste nel contattare un fabbro. Marta contatta quindi un'altra volta il proprietario e gli chiede di mandare un fabbro. Nell'attesa io e lei chiacchieriamo da una parte all'altra della porta, manco fossimo al "Gioco delle coppie" e ogni tanto ci affacciamo alla finestra per vedere se arrivano gli aiuti. Dopo circa un'ora si presenta alla porta un uomo sulla trentina, in pantaloni blu e t-shirt di cotone bianco con in mano un secchio con dentro qualche attrezzo. Gli spiego la situazione e lui fa un breve tentativo di aprire la porta, ma realizza subito di non avere gli strumenti necessari per risolvere il problema. Dopo aver aggiunto che una situazione del genere non gli era mai capitata decide di contattare un collega che sicuramente ha con se gli strumenti magici.
L'ometto chiama quindi il collega e ci comunica che dovremo attendere circa mezz'ora per l'arrivo del S. Pietro della situazione. Dopo qualche breve scambio di battute tra me e il fabbro, questi, sopraffatto dai silenzi imbarazzanti che non riusciamo a riempire, decide di scendere in auto ad attendere il collega. Quaranta minuti dopo sento i passi e le voci di due uomini salire per le scale. "Ecco il salvatore!" penso, e lo osservo estrarre dalla cassetta dei ferri una semplice piastra metallica rettangolare con i bordi piegati che fa scivolare lungo il bordo della porta che magicamente si apre, mostrando alla nostra vista il sorriso di Marta, che attendeva in piedi al centro della stanza.
Ovviamente io mi trovo lì in funzione di interprete e come traduco a Marta ciò che mi dice il secondo fabbro, questo mi sente parlare in italiano e dice "ah, ma siete italiane! La mia ex-moglie, quella merda, è italiana. Le donne italiane non mi piacciono per niente". Ovviamente le sue parole sono ironiche, ma comunque aggiungono una nota tragicomica all'intera vicenda, che cerchiamo di demonizzare con una sonora risata, pensando che la sfiga, per il momento, ne ha già avuto abbastanza.
Così invece non è, dato che domenica mattina vengo a sapere sempre da Marta che la sera precedente Thibault, all'uscita del Lax, la famigerata discoteca di cui ho già parlato, è stato preso a pugni senza motivo da un ubriaco. Questa la dinamica dell'evento: Marta, Elise (una studentessa Erasmus francese), Lorenzo e Thibault escono dalla discoteca. Le due ragazze camminano fianco a fianco qualche passo avanti ai ragazzi. Loro sono le prime ad incontrare questo russo muscoloso totalmente ubriaco. Giustamente decidono di farsi da parte per lasciarlo passare. Purtroppo Thibault si trova sullo stesso cammino dell'energumeno, ma non lo nota dal momento che sta chiacchierando spensierato con Lorenzo.
Il russo, trovatosi il passaggio sbarrato, pensa dunque di farsi strada con un gancio che colpisce Thibault sul labbro inferiore e lo fa cadere a terra. Lorenzo, totalmente sorpreso, non si rende conto di ciò che è successo. Guarda con sguardo confuso l'amico caduto a terra e solo in un secondo momento nota che un turco è intervenuto a bloccare il russo, che riesce a divincolarsi e si allontana come niente fosse successo. Chiamare la polizia si rivela inutile. Nessuno si presenta e i ragazzi decidono di tornare a casa.
La settimana si conclude con un classico incidente domestico ad opera della mia coinquilina turca, che ormai è diventata un personaggio per tutti qui. Ora di cena nell'appartamento al secondo piano del Party Palace. Terminata la cena mi reco in cucina e metto sui fonelli la moka per il caffè. Noto che c'è una pentola su una delle piastre in funzione. La pentola è quasi vuota, ma sono sicura che chiunque l'abbia messa lì la stia tenendo sotto controllo. Dopo circa cinque minuti apro la porta della camera per andare in cucina a prendere il mio caffè e non vedo più niente. Una nuvola di fumo riempie corridoio, salotto e cucina. Mi fiondo tossendo verso i fornelli, tolgo la pentola dalla piastra mentre urlo a squarciagola ed inizio ad aprire le finestre.
Quindi mi reco davanti alla porta di Tuba, la coinquilina turca, e l'avviso del casino che è successo. Al che lei si fionda in cucina con i suoi amici ridendo, spalanca la porta e poi mi si avvicina per ringraziarmi. Il "Thank you so much" è seguito poi da un numero indefinito di frasi in turco che ovviamente non comprendo, ma che a quanto pare lei pensa io riesca a decifrare. Io sorrido e annuisco e poi, ridendo istericamente, contatto via chat gli altri coinquilini per metterli al corrente di ciò che è successo, anche se ormai dalla puzza di fumo hanno compreso che qualcosa non andava. Tutto è bene ciò che finisce bene, ma come direbbe Giovanni del famoso trio comico nei panni del signor Rezzonico "potevo rimanere offeso di brutto, ma brutto brutto brutto".
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serratura
Ubicazione:
Kassel, Germania
giovedì 3 maggio 2012
You gotta fight for your right to party
Una delle cose che ci si aspetta di trovare nel decalogo dello studente Erasmus è: festeggiare. Mai lasciarsi scappare una festa. Festeggiare, sempre, comunque e dovunque. In effetti da quando sono qui ho potuto notare come i miei colleghi si sforzino di rispettare al massimo questo comandamento. Ovviamente ho cercato di unirmi a loro facendo del mio meglio e così ho iniziato un po' ad esplorare la vita notturna di Kassel. Lo studente Erasmus, qui, predilige innanzitutto organizzare party-pre-party per raggiungere il livello di ebbrezza adatto a rendere la serata indimenticabile con il minore dispendio di denaro possibile. Ognuno si porta le proprie bottiglie di alcool e si ubriaca allegramente mentre si intrattiene con gli altri. Il tutto dura finché qualcuno non decide di salire su una sedia ed annunciare a gran voce, come il capitano di una ciurma, di spostarsi alla festa vera e propria.
La festa vera e propria solitamente si svolge in una discoteca non troppo popolare, che tendenzialmente organizza serate per gli studenti. Il mercoledì sera è dedicato al famigerato K19, che ho già nominato in precedenza. L'entrata costa due euro, a meno che non si abbia il coraggio di presentarsi con il segno contraffatto di un timbro sul polso o sulla mano, segno che testimonia il pagamento dell'entrata. I veterani Erasmus sono entrati gratis per mesi al K19, semplicemente scarabocchiandosi le mani con penne e pennarelli neri o trasferendo il timbro da una persona alle altre. Settimana scorsa sono stati scoperti e quindi probabilmente per un po' righeranno diritto.
Al K19 si va ubriachi per essere in grado di sopportare la musica proposta da un sedicente DJ che probabilmente in vita sua ha creato una sola playlist al pc e la riproduce mercoledì dopo mercoledì. Tuttavia questo non è affatto un problema per la maggioranza dei clienti del locale, che si dichiarano alquanto soddisfatti delle serate qui trascorse. Il K19 è il luogo dove tutto può succedere, dove è successo di tutto e dove si può dare sfogo senza problemi a qualsiasi pensiero bizzarro possa balenare nella mente. Ciò che succede al K19 resta al K19.
Questo motto a quanto pare non vale soltanto per gli studenti Erasmus: un paio di sabati fa mi trovavo qui per un concerto ed ho potuto assistere ad una scena decisamente epica. Uno dei fan della band, totalmente in preda ai fumi dell'alcool, ha ben pensato di denudarsi completamente e ballare per la durata di un'intera canzone con i pantaloni calati. D'altro canto, doveva pur trovare il modo di mostrare al mondo il tatuaggio sulla chiappa sinistra...
Altra tappa notturna alquanto trash è la discoteca Lax, soprannominata dagli spagnoli "Casa de Putas", per l'abbigliamento caratteristico della maggioranza delle frequentatrici del locale. Gli ambienti del locale sono molto eleganti e raffinati, ma questo purtroppo non aiuta ad attrarre la clientela. Nessuno ha mai visto il Lax pieno di gente e tutti si chiedono come il locale stia a galla. Forse grazie alle promozioni sugli alcolici. Qui ho scoperto un cocktail alquanto interessante, Red Bull e Jägermeister: una combinazione da provare.
Per chi predilige posti più alternativi c'è poi il Cuba, dove però non sono ancora stata. O meglio, ci sono stata per due minuti, alle quattro di notte di un sabato sera passato a tentare di entrare senza successo nelle discoteche fighette di Kassel. Il Cuba si è prospettato come l'ultima spiaggia, ma quando siamo arrivati davanti all'entrata abbiamo notato che la postazione della cassa e del guardaroba erano vuote e una volta scesi per una rampa di scale che porta alla sala principale abbiamo notato che questa era vuota, fatta eccezione per i baristi ed una coppia che si sbaciucchiava sui divanetti.
Alquanto popolari sono invece alcuni piccoli pub quali il Lolita, il Mutter e l'Irish Pub. Si tratta di locali piccoli ma senza pretese, dove si può ascoltare buona musica, ballare, ma anche semplicemente stare seduti ad un tavolo a chiacchierare. Il Mutter è dotato anche di una saletta per il calcio balilla, dove veri professionisti del gioco passano ore ad allenarsi e a sfidare i malcapitati principianti che osano addentrarsi nel loro regno. Cosa che mi è capitata la prima volta che ci sono stata. E' stata una partita talmente veloce che non mi sono nemmeno accorta di essere arrivata alla fine. Ma la colpa è tutta di questo ragazzo tedesco, Moritz, che ha trascinato me e un'altro paio di Erasmus in questo posto.
Moritz ha attaccato bottone con Irene, una spagnola amante di aikido e della musica metal, mentre si trovava con me e Zehra, una ragazza lituana, al K19, la sera del famoso spogliarello del punk multitatuato. Quindi le ha proposto di seguirlo al Mutter. Così abbiam deciso di affidarci alla sua guida e il ragazzo si è rivelato estremamente galante: ci ha pagato l'entrata e anche un paio di giri di Mexikaner, uno shot molto simile al Bloody Mary. Oltretutto ci ha presentato alla sua compagnia di amici e così ho avuto modo di fare conversazione per un paio di ore con qualche tedesco. Ah, al Mutter può capitare di trovare persone addormentate sui divanetti e perfino per terra. Ma basta scavalcarli o seppellirli sotto montagne di giubbini e il problema è risolto, se proprio risultano fastidiosamente fuori luogo.
Non dimentichiamo infine le feste universitarie organizzate principalmente nella facoltà di ingegneria. Si tratta di feste di apertura e chiusura del semestre, festa per il primo Maggio e simili. I corridoi, gli atrii, la mensa e l'aula magna della facoltà si trasformano per una notte in sale da discoteca e bar. Questo tipo di eventi sono talmente attesi che i biglietti vengono venduti in anticipo a partire dalla settimana precedente e fanno il tutto esaurito. La cosa si traduce in un fiume di gente in coda ai cancelli la sera della festa e sale stracolme di persone. Temperature infernali e lunghe code ai banconi del bar. Questi sono alcuni dei motivi per cui il party di apertura del semestre non mi ha fatto impazzire.
In compenso, a parità di condizioni, al party del primo maggio mi sono divertita molto. Forse perché all'inizio mi son ritrovata a seguire Ryan tra la folla al grido "Let's not be puttanas, let's go!". O forse perché ad un certo punto Ryan ha iniziato a spingere me e Chris, il tutor per gli studenti stranieri, tra la folla gridando "Those bitches have to fall down. Don't be afraid of pushing them." O magari perché Gordon, un amico di Chris, è riuscito più volte a farsi fare sconti sul bere da una barista che conosce, sulla quale evidentemente riesce ad esercitare un certo fascino.
Probabilmente anche la pazzia degli Erasmus panamense e argentino hanno contribuito a farmi divertire. Così come l'essermi fatta offrire da bere da un tipo che a quanto pare era interessato a Marta, una delle veterane Erasmus, con la scusa che lei era ubriaca e io le facevo da badante. Così ci siamo guadagnate una birra ciascuna e poi siamo fuggite tra la folla piantando in asso il tipo, che iniziava ad arrabbiarsi perché Marta, dopo essersi fatta offrire da bere, ha ben deciso di ignorarlo non rivolgendogli la parola. Infine non posso tralasciare l'ultima parte della serata, trascorsa a conversare in tedesco con gli amici del nuovo coinquilino di Marta, dove mi è stato detto che parlo tedesco con un accento austriaco. Mi chiedo quale nazionalità mi verrà attribuita dai prossimi tedeschi che cadranno sotto le mie grinfie al prossimo evento sociale. Ebbene sì, perché io devo esercitarmi e nessun tedesco verrà risparmiato. Muahahahahahah
La festa vera e propria solitamente si svolge in una discoteca non troppo popolare, che tendenzialmente organizza serate per gli studenti. Il mercoledì sera è dedicato al famigerato K19, che ho già nominato in precedenza. L'entrata costa due euro, a meno che non si abbia il coraggio di presentarsi con il segno contraffatto di un timbro sul polso o sulla mano, segno che testimonia il pagamento dell'entrata. I veterani Erasmus sono entrati gratis per mesi al K19, semplicemente scarabocchiandosi le mani con penne e pennarelli neri o trasferendo il timbro da una persona alle altre. Settimana scorsa sono stati scoperti e quindi probabilmente per un po' righeranno diritto.
Al K19 si va ubriachi per essere in grado di sopportare la musica proposta da un sedicente DJ che probabilmente in vita sua ha creato una sola playlist al pc e la riproduce mercoledì dopo mercoledì. Tuttavia questo non è affatto un problema per la maggioranza dei clienti del locale, che si dichiarano alquanto soddisfatti delle serate qui trascorse. Il K19 è il luogo dove tutto può succedere, dove è successo di tutto e dove si può dare sfogo senza problemi a qualsiasi pensiero bizzarro possa balenare nella mente. Ciò che succede al K19 resta al K19.
Questo motto a quanto pare non vale soltanto per gli studenti Erasmus: un paio di sabati fa mi trovavo qui per un concerto ed ho potuto assistere ad una scena decisamente epica. Uno dei fan della band, totalmente in preda ai fumi dell'alcool, ha ben pensato di denudarsi completamente e ballare per la durata di un'intera canzone con i pantaloni calati. D'altro canto, doveva pur trovare il modo di mostrare al mondo il tatuaggio sulla chiappa sinistra...
Altra tappa notturna alquanto trash è la discoteca Lax, soprannominata dagli spagnoli "Casa de Putas", per l'abbigliamento caratteristico della maggioranza delle frequentatrici del locale. Gli ambienti del locale sono molto eleganti e raffinati, ma questo purtroppo non aiuta ad attrarre la clientela. Nessuno ha mai visto il Lax pieno di gente e tutti si chiedono come il locale stia a galla. Forse grazie alle promozioni sugli alcolici. Qui ho scoperto un cocktail alquanto interessante, Red Bull e Jägermeister: una combinazione da provare.
Per chi predilige posti più alternativi c'è poi il Cuba, dove però non sono ancora stata. O meglio, ci sono stata per due minuti, alle quattro di notte di un sabato sera passato a tentare di entrare senza successo nelle discoteche fighette di Kassel. Il Cuba si è prospettato come l'ultima spiaggia, ma quando siamo arrivati davanti all'entrata abbiamo notato che la postazione della cassa e del guardaroba erano vuote e una volta scesi per una rampa di scale che porta alla sala principale abbiamo notato che questa era vuota, fatta eccezione per i baristi ed una coppia che si sbaciucchiava sui divanetti.
Alquanto popolari sono invece alcuni piccoli pub quali il Lolita, il Mutter e l'Irish Pub. Si tratta di locali piccoli ma senza pretese, dove si può ascoltare buona musica, ballare, ma anche semplicemente stare seduti ad un tavolo a chiacchierare. Il Mutter è dotato anche di una saletta per il calcio balilla, dove veri professionisti del gioco passano ore ad allenarsi e a sfidare i malcapitati principianti che osano addentrarsi nel loro regno. Cosa che mi è capitata la prima volta che ci sono stata. E' stata una partita talmente veloce che non mi sono nemmeno accorta di essere arrivata alla fine. Ma la colpa è tutta di questo ragazzo tedesco, Moritz, che ha trascinato me e un'altro paio di Erasmus in questo posto.
Moritz ha attaccato bottone con Irene, una spagnola amante di aikido e della musica metal, mentre si trovava con me e Zehra, una ragazza lituana, al K19, la sera del famoso spogliarello del punk multitatuato. Quindi le ha proposto di seguirlo al Mutter. Così abbiam deciso di affidarci alla sua guida e il ragazzo si è rivelato estremamente galante: ci ha pagato l'entrata e anche un paio di giri di Mexikaner, uno shot molto simile al Bloody Mary. Oltretutto ci ha presentato alla sua compagnia di amici e così ho avuto modo di fare conversazione per un paio di ore con qualche tedesco. Ah, al Mutter può capitare di trovare persone addormentate sui divanetti e perfino per terra. Ma basta scavalcarli o seppellirli sotto montagne di giubbini e il problema è risolto, se proprio risultano fastidiosamente fuori luogo.
Non dimentichiamo infine le feste universitarie organizzate principalmente nella facoltà di ingegneria. Si tratta di feste di apertura e chiusura del semestre, festa per il primo Maggio e simili. I corridoi, gli atrii, la mensa e l'aula magna della facoltà si trasformano per una notte in sale da discoteca e bar. Questo tipo di eventi sono talmente attesi che i biglietti vengono venduti in anticipo a partire dalla settimana precedente e fanno il tutto esaurito. La cosa si traduce in un fiume di gente in coda ai cancelli la sera della festa e sale stracolme di persone. Temperature infernali e lunghe code ai banconi del bar. Questi sono alcuni dei motivi per cui il party di apertura del semestre non mi ha fatto impazzire.
In compenso, a parità di condizioni, al party del primo maggio mi sono divertita molto. Forse perché all'inizio mi son ritrovata a seguire Ryan tra la folla al grido "Let's not be puttanas, let's go!". O forse perché ad un certo punto Ryan ha iniziato a spingere me e Chris, il tutor per gli studenti stranieri, tra la folla gridando "Those bitches have to fall down. Don't be afraid of pushing them." O magari perché Gordon, un amico di Chris, è riuscito più volte a farsi fare sconti sul bere da una barista che conosce, sulla quale evidentemente riesce ad esercitare un certo fascino.
Probabilmente anche la pazzia degli Erasmus panamense e argentino hanno contribuito a farmi divertire. Così come l'essermi fatta offrire da bere da un tipo che a quanto pare era interessato a Marta, una delle veterane Erasmus, con la scusa che lei era ubriaca e io le facevo da badante. Così ci siamo guadagnate una birra ciascuna e poi siamo fuggite tra la folla piantando in asso il tipo, che iniziava ad arrabbiarsi perché Marta, dopo essersi fatta offrire da bere, ha ben deciso di ignorarlo non rivolgendogli la parola. Infine non posso tralasciare l'ultima parte della serata, trascorsa a conversare in tedesco con gli amici del nuovo coinquilino di Marta, dove mi è stato detto che parlo tedesco con un accento austriaco. Mi chiedo quale nazionalità mi verrà attribuita dai prossimi tedeschi che cadranno sotto le mie grinfie al prossimo evento sociale. Ebbene sì, perché io devo esercitarmi e nessun tedesco verrà risparmiato. Muahahahahahah
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mercoledì 25 aprile 2012
Fratelli d'Italia
L'Italia non mi abbandona nemmeno qua. Già nei primi giorni della mia permanenza a Kassel ho fatto conoscenza con qualche studente italiano che come me ha deciso di frequentare qui il semestre estivo. Oltre a Stefano e Claudia, che ho nominato in alcuni post precedenti, ho conosciuto un altro Stefano, Livio e un'altra Claudia, studenti di architettura di Roma. Tramite loro sono poi entrata in contatto con altri italiani che rappresentano la vecchia guardia: sono qui dal primo semestre e provengono da Cagliari, Palermo, Modena e Brescia. La maggior parte di loro vive in un altro studentato a pochi passi dal mio e ultimamente mi son trovata a passare qualche serata nella loro residenza.
Da perfetti italiani mi hanno subito adottata calorosamente e devo dire che ovviamente la cosa mi ha fatto molto piacere. Inoltre, dato che sono già qui da parecchi mesi mi hanno dato una mano ad orientarmi meglio soprattutto riguardo alle dinamiche della vita Erasmus. Assieme ad un ragazzo francese e ad uno spagnolo, che ormai si sono italianizzati (riescono a seguire i nostri discorsi tranquillamente e hanno imparato parecchie parole ed espressioni in italiano) formano un gruppetto vivace e dinamico. Ovunque si vada riescono ad essere l'anima della festa e non mancano d'iniziativa.
Venerdì scorso sono stata invitata ad una cena a base di squisita pasta al forno, cucinata da Andrea e Gloria, e torte salate, fatte da Claudia. Naturalmente, essendo una cena in stile italiano, l'orario indicato nell'invito non è stato assolutamente rispettato, ma dopotutto si trattava di un'occasione festiva e in questi casi la fretta e la puntualità vanno lasciate a casa. In un certo senso si trattava di una cena d'addio, visto che la ragazza di Andrea, Gloria, anche lei qui dal primo semestre, sarebbe partita la domenica successiva perché non ha avuto la possibilità di prolungare il suo soggiorno.
A proposito di Gloria, il mio incontro con lei è stato davvero divertente. Mi trovavo al Campus Club (una sorta di bar che organizza eventi per tutti gli studenti di Kassel) e chiacchieravo con Livio e Stefano. Ad un certo punto lei si è avvicinata e dopo esserci presentate la prima cosa che mi ha chiesto è stata "Ma da dove vieni tu?" e io "Da Brescia". Ovviamente la mia risposta era superflua, perché il mio accento mi aveva tradito e lei aveva già intuito quale fosse la mia provenienza. Aveva solo bisogno di una conferma. A questo punto capisco che solo un'altra bresciana avrebbe potuto individuare con sicurezza la mia cadenza e quindi scopro che Gloria è di Bovezzo. Quando si dice che il mondo è piccolo...
Giorno per giorno scopro qualcosa di nuovo e divertente sulla colonia dei miei connazionali qui in Germania. Roberta, Lorenzo e Marta (assieme a Thibault, il ragazzo francese) sono senza dimora, perché non sono riusciti a rinnovare l'affitto presso lo studentato in cui si trovavano. Sono alla disperata ricerca di un tetto, ma la cosa si rivela estremamente difficile. Non tutti affittano volentieri a studenti Erasmus e per di più solo per un periodo di tre mesi. Da una settimana Roberta, Lorenzo e Thibault sono miei coinquilini: hanno infatti preso il posto di Ceci, la mia coinquilina spagnola, che nel frattempo è tornata in patria a trovare la famiglia. Oltretutto la povera Roberta ha anche due costole rotte, in seguito ad un incidente al Luna Park, e immagino che la cosa non faccia che aumentare la sua frustrazione.
Ieri ho scoperto che Lorenzo, Thibault e Marta hanno finalmente trovato un posto dove stare per i prossimi tre mesi, mentre Roberta ha deciso che per lei è più conveniente ritornare a casa. Mi fa piacere che siano riusciti a risolvere la loro situazione, anche se ai miei occhi la cosa era estremamente avventurosa e romantica. Ma effettivamente doversi spostare continuamente e lasciare averi sparsi in vari studentati non dev'essere per niente eccitante e divertente.
L'ultima scoperta tragicomica, ma più comica che tragica per me che la vivo da fuori, risale a ieri e riguarda Andrea. Dopo il Campus Club mi sono recata con gli altri italiani nel loro studentato e come al solito ci siamo riuniti tutti nella camera di Stefano, meglio conosciuto col suo nome da pirata Nefasto Mordace. E' una camera spaziosa con un paio di divani alquanto comodi ed invitanti. Mentre chiacchieriamo noto che Andrea cerca su Internet dei voli per tornare in Italia, ma si ostina a cercare offerte solo con EasyJet. Quando gli chiedo perché non controlla anche sul sito di RyanAir mi risponde che lui non può volare con quella compagnia. La cosa mi lascia sbalordita e mi spinge ad indagare.
Dopo aver tentato di smorzare il discorso con la tipica frase "è una storia lunga", Andrea cede al mio sguardo inquisitore e mi confessa che è stato bandito da Ryanair per aver fumato una sigaretta sulle scale dell'aereo. Per questo, al momento del misfatto, non gli è stato concesso di salire sull'aereo ed è stato costretto a prendere il volo successivo, pagando un biglietto salato. Successivamente gli è stato comunicato che avrebbe dovuto pagare una multa e il suo nome sarebbe stato inserito sulla Black List di Ryanair. Lui può prenotare voli a suo nome ma gli è stato assicurato che se dovesse presentarsi al check-in non verrebbe fatto salire sull'aereo. Dato che ci sembra impossibile che possa essere bandito in eterno, tutti gli suggeriamo di fare una prova prima o poi.
Mentre Andrea cerca di mettere in atto il nostro suggerimento io mi perdo nei miei pensieri, che ritornano ai truzzi che mi hanno accompagnato nel viaggio di andata. Nemmeno loro sono stati banditi nonostante il loro comportamento sguaiato ed irrispettoso, quindi com'è possibile che Andrea possa essere bandito a vita? Non sarebbe possibile scambiare i nomi su quella famigerata Black List, togliere il nome di Andrea e metterci i nomi dei truzzi???
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venerdì 13 aprile 2012
Rock 'n' roll acrobatico? Perché no?
Venerdì sera: compleanno di Marta al terzo piano del Party Palace, come è soprannominato il dormitorio in cui sto. Si dovrebbe trattare di un pigiama-party, ma non tutti ne portano uno. Quelli che han deciso di presentarsi in pigiama, però, han preso la cosa sul serio: pantofole e mascherina completano la loro mise festaiola. Salgo al terzo piano con Stefano e i ragazzi bulgari verso le undici e troviamo già molta gente a buon punto col consumo di alcolici. Tavolo e divano sono stati spostati dal salotto al pianerottolo, dove sosta un buon gruppetto di gente. Oltrepassato il salotto, totalmente al buio per creare un po' d'atmosfera, la meta obbligata è la cucina, stracolma di gente, che forse vi si reca perché attratta dall'accecante luce come falene verso un lampione o più probabilmente perché istintivamente è portata a pensare che in cucina ci siano bicchieri e bevande, elemento chiave di una festa.
Iniziano a formarsi i vari gruppetti di conversazione e io, dopo aver chiacchierato con un po' di italiani e le ragazze della Lettonia decido di andare a "sfruttare" uno dei pochissimi tedeschi che ci sono alla festa, il povero tutor Chris, per fare due chiacchiere in tedesco, perché altrimenti va a finire che me lo dimentico invece di migliorarlo. Mentre parlo con Chris in salotto assisto all'allestimento di un cubo stile discoteca utilizzando una sedia, sulla quale la festeggiata si arrampica ed inizia a ballare. Cappello a forma di torta con tanto di candeline in testa, birra in mano, sorrisone. E' la sua festa e sembra che se la stia godendo come si deve. Peccato che probabilmente a causa del troppo alcool bevuto il suo equilibrio sia compromesso e questo, sommato alla foga della danza e alla superficie ristretta della sedia, la porta a tuffarsi nel vuoto. Peccato che sotto ci sia solo una distesa di moquette, che non attutisce di certo la caduta, ma che sicuramente assorbe la birra che la ragazza aveva in mano mentre ballava. La schiuma bianca evidenzia il punto di caduta, un po' come il nastro bianco che evidenzia la forma dei cadaveri sulle scene del crimine nei polizieschi.
Ovviamente questo evento interrompe brevemente le conversazioni degli invitati, ma giusto il tempo di aiutare la festeggiata a rialzarsi. Mi guardo in giro e noto che nel frattempo l'appartamento si è svuotato parecchio. Un po' di gente se n'è andata a casa, altri sono sul pianerottolo, i bulgari sono scesi nel mio appartamento con la mia coinquilina, perché preferiscono i luoghi meno affollati. La mia attenzione viene catturata dal portatile collegato alle casse, in modo tale da servire come stereo per fornire la colonna sonora alla serata. Mi avvicino quindi al computer e con un altro paio di ragazzi iniziamo a selezionare le canzoni che ci piacciono e a ballare. Finalmente sento musica un po' più affine ai miei gusti. Dopo un po' che la cosa va avanti, noto che ormai la festa si sta fossilizzando: facce stanche che conversano al rallentatore in cucina, un paio di coppie formatesi durante la festa che si sbaciucchiano mentre tentano di ballare in mezzo alla stanza, ragazzi seduti per terra a parlare, qualcuno seduto sulle sedie appoggiate al muro che canticchia con sguardo totalmente rapito le canzoni che si alternano ormai a caso.
A questo punto decido di scendere nel mio appartamento e nel salotto trovo i ragazzi bulgari che ascoltano musica tradizionale del loro paese, mentre bevono e chiacchierano. Quindi decido di fermarmi con loro, mi offrono da bere ed io inizio ad fargli domande sulla musica che stanno ascoltando. Parlare delle tradizioni del loro paese li infervora e quindi, un po' in inglese, un po' in tedesco ma soprattutto in bulgaro iniziano a spiegarmi anche come sono le loro danze tradizionali ed iniziano a ballare. Ovviamente anch'io devo ballare con loro.
Viksan, il più matto del gruppo, inizia a far tremare fianchi e petto con le braccia tese verso l'esterno mentre mi spiega nella sua lingua cosa dovrei fare, convinto che io riesca a capire tutto. Quindi passiamo al Sirtaki, che a quanto pare non è solo una danza greca. Il mio "insegnante" mi prende per mano e mi mostra i passi, che in realtà non sono poi così difficili, ma alle quattro di mattina dopo aver bevuto qualcosa non lo sono affatto. Per concludere, Viksan mi mostra anche un'altro ballo tradizionale, che mi dice si balla soprattutto durante i festeggiamenti per un matrimonio. Quindi mi prende di nuovo per mano ed iniziamo a girare intorno al tavolo muovendo freneticamente i piedi a destra e sinistra. Dopo un giro perdo il ritmo e mi fermo.
Ed è in questo momento che al bulgaro pazzo viene l'illuminazione. Mi chiede se mi piace il rock 'n' roll acrobatico. Io gli rispondo un po' preoccupata che mi piace guardare chi lo balla. Lui prende questa risposta per un sì assoluto e mi dice di conoscere qualche numero di acrobatica di base e vorrebbe che mi prestassi come sua ballerina. In un primo momento gli dico che non penso di essere all'altezza della cosa, ma su insistenza anche degli altri ragazzi presenti decido di accettare la proposta. Usciamo quindi nel parcheggio dietro al dormitorio e sotto la luce di un lampione, Viksan mi spiega, sempre in bulgaro, cosa devo fare.
Devo utilizzare la sua spalla destra come perno su cui fare leva con le mani mentre mi piego per saltare e quindi alzare le gambe in aria in modo tale che lui possa afferrarle. Devo mantenere la presa durante tutta la "manovra" in modo tale che lui riesca a farmi ruotare lanciando le mie gambe dietro la sua schiena e viceversa. Purtroppo la cosa non riesce benissmo perché la paura di fargli male, la stanchezza e l'icompleta presenza mentale mi impediscono di fare le cose per bene. Però tutti sembrano essere divertiti e soddisfatti della cosa e uno dei ragazzi mi dice che ho solo bisogno di guadagnare più fiducia, che si ottiene facilmente con un po' di allenamento quotidiano. Certo, penso, se mai dovessi soffrire d'insonnia la prima cosa che mi verrà in mente sarà di chiamareViksan per allenarci in qualche mossa di rock 'n' roll acrobatico alle cinque di mattina nel parcheggio sotto la luce di un lampione!
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giovedì 12 aprile 2012
Una sfida
In questi giorni non è successo granché, quindi lasciate che vi annoi un po' con un post di natura più riflessiva. Vi avviso in anticipo così se ritenete di aver meglio da fare potete interrompere qui la lettura. Ma dato che siete arrivati fin qui...
Ho deciso di intraprendere questa esperienza da sola. Certo, la cosa è stata anche favorita dal fatto di essere stata assegnata alla prima destinazione da me scelta, per la quale era disponibile solo una borsa erasmus. Comunque, dicevo, ho deciso di intraprendere questa esperienza da sola perché sono consapevole di essere una persona piena di insicurezze e fondamentalmente abbastanza timida. Dal momento che si tratta di due handicap alquanto notevoli se si tiene alla propria sopravvivenza in società, ho pensato bene di mettermi alla prova e di farlo in grande questa volta. Perché quasi ogni giorno mi spingo ad accettare delle piccole sfide che mi mettono alla prova sul piano delle mie debolezze. Per come la vedo io la scelta di partire per l'Erasmus è un pacchetto all-inclusive di una serie di sfide che non si possono nemmeno prevedere.
Ovviamente la sfida più evidente è socializzare con gli altri. Fortunatamente noi studenti erasmus ci troviamo più o meno tutti nella stessa situazione, quindi siamo portati a cercare di stabilire un contatto con gli altri studenti, anche se ognuno lo fa per gradi diversi. Ci sono quelli che sono venuti qui con altri colleghi di università e quindi, sono portati a trascorrere molto tempo con loro. Si sentono compagni d'avventura e non hanno certo intenzione di abbandonarsi l'un l'altro. Molto spesso si tratta di persone che non parlano bene nemmeno una lingua straniera. Quindi preferiscono rimanere nella loro area protetta detta anche "comfort zone", un termine più immediato secondo me, e qualche volta, quando sono costretti o quando sentono la necessità di scambiare almeno due chiacchiere con i non appartenenti alla loro cerchia, intrecciano qualche frase in inglese maccheronico, attendono una risposta, sorridono e se ne vanno.
Poi ci sono quelli che invece potrebbero facilmente comunicare con gli altri, dato che la loro lingua madre è la lingua usata per comunicare a livello internazionale, ma che invece vogliono rimanere nella loro sfera protetta, cercando di ricostruire l'atmosfera di casa anche qui. Certo, bisogna ammettere che di tanto in tanto si dimostrano anche aperti al dialogo con altre persone, ma la sensazione di diffidenza e di incertezza da parte loro è ancora troppo palpabile. Magari si stempererà col tempo. Ciò che li pone in una situazione privilegiata è il fatto che la loro lingua madre è una delle più studiate e richieste al momento e quindi tutti gli altri cercano di trovare il modo di conversare con loro per esercitarsi.
Ad un terzo livello, invece, ci sono quelli che sono qui per entrare a contatto con culture diverse dalla propria e quindi sono felici di servirsi del tedesco o dell'inglese per stabilire un contatto con chi non è un connazionale. Io credo di trovarmi in questa posizione e devo dire che anche se non credo sia scelta più facile, sarà sicuramente la più appagante. Questo non implica una forma di razzismo nei confronti degli altri studenti italiani che sono qui: li ho conosciuti e sono tutti molto simpatici, gentili e disponibili. Però ho paura di cadere nella trappola della via più comoda e dunque sto cercando di tenere ancora le distanze. Spero di riuscire più avanti a trovare un equilibrio tra le due opzioni.
Di quest'ultimo gruppo di persone devo dire che spesso rimango spesso stupita della loro generosità e apertura. Nonostante io sia una perfetta estranea per loro, riescono a farmi sentire a mio agio fin da subito. Si mostrano propositivi, disposti a condividere pasti ed uscite, a cercare di sollevarmi dubbi e incertezze o anche solo a strapparmi con qualche parola da un certo senso di smarrimento in cui a volte precipito. Questo naturalmente crea un senso di familiarità che porta anche una come me, piuttosto diffidente e introversa, a lasciarmi andare e a tentare di ricambiare in ogni modo con la stessa generosità.
In tutti questi gruppi, poi, bisogna tener conto anche dei cosiddetti marpioni. Anche questa è una cosa da mettere in conto, naturalmente, che porta a dover compiere un'ulteriore valutazione dei ragazzi che girano per cercare di comprendere quali intenzioni abbiano. Quindi decidere come comportarsi con ciascuno e dal momento che ci sono anche culture diverse in gioco bisogna anche prestare attenzione a quello. Perché per quanto le intenzioni di tutti siano le medesime, non è detto che i modi di esprimerlo siano gli stessi.
Insomma, tutte queste condizioni e varianti mettono in moto nella mia testa un gran numero di elucubrazioni mentali, necessarie per cercare di fare le scelte comportamentali più adatte a ciascuna situazione in cui mi trovo. Certo, niente di nuovo sotto il sole: si tratta di situazioni che quasi ogni essere umano sperimenta. Ma diciamo che al momento questo tipo di pensieri occupano parecchio la mia mente, perché mi trovo ancora in quella fase delicata che è l' inserimento all'interno di un gruppo e non è certo il caso di rilassarsi.
Ho deciso di intraprendere questa esperienza da sola. Certo, la cosa è stata anche favorita dal fatto di essere stata assegnata alla prima destinazione da me scelta, per la quale era disponibile solo una borsa erasmus. Comunque, dicevo, ho deciso di intraprendere questa esperienza da sola perché sono consapevole di essere una persona piena di insicurezze e fondamentalmente abbastanza timida. Dal momento che si tratta di due handicap alquanto notevoli se si tiene alla propria sopravvivenza in società, ho pensato bene di mettermi alla prova e di farlo in grande questa volta. Perché quasi ogni giorno mi spingo ad accettare delle piccole sfide che mi mettono alla prova sul piano delle mie debolezze. Per come la vedo io la scelta di partire per l'Erasmus è un pacchetto all-inclusive di una serie di sfide che non si possono nemmeno prevedere.
Ovviamente la sfida più evidente è socializzare con gli altri. Fortunatamente noi studenti erasmus ci troviamo più o meno tutti nella stessa situazione, quindi siamo portati a cercare di stabilire un contatto con gli altri studenti, anche se ognuno lo fa per gradi diversi. Ci sono quelli che sono venuti qui con altri colleghi di università e quindi, sono portati a trascorrere molto tempo con loro. Si sentono compagni d'avventura e non hanno certo intenzione di abbandonarsi l'un l'altro. Molto spesso si tratta di persone che non parlano bene nemmeno una lingua straniera. Quindi preferiscono rimanere nella loro area protetta detta anche "comfort zone", un termine più immediato secondo me, e qualche volta, quando sono costretti o quando sentono la necessità di scambiare almeno due chiacchiere con i non appartenenti alla loro cerchia, intrecciano qualche frase in inglese maccheronico, attendono una risposta, sorridono e se ne vanno.
Poi ci sono quelli che invece potrebbero facilmente comunicare con gli altri, dato che la loro lingua madre è la lingua usata per comunicare a livello internazionale, ma che invece vogliono rimanere nella loro sfera protetta, cercando di ricostruire l'atmosfera di casa anche qui. Certo, bisogna ammettere che di tanto in tanto si dimostrano anche aperti al dialogo con altre persone, ma la sensazione di diffidenza e di incertezza da parte loro è ancora troppo palpabile. Magari si stempererà col tempo. Ciò che li pone in una situazione privilegiata è il fatto che la loro lingua madre è una delle più studiate e richieste al momento e quindi tutti gli altri cercano di trovare il modo di conversare con loro per esercitarsi.
Ad un terzo livello, invece, ci sono quelli che sono qui per entrare a contatto con culture diverse dalla propria e quindi sono felici di servirsi del tedesco o dell'inglese per stabilire un contatto con chi non è un connazionale. Io credo di trovarmi in questa posizione e devo dire che anche se non credo sia scelta più facile, sarà sicuramente la più appagante. Questo non implica una forma di razzismo nei confronti degli altri studenti italiani che sono qui: li ho conosciuti e sono tutti molto simpatici, gentili e disponibili. Però ho paura di cadere nella trappola della via più comoda e dunque sto cercando di tenere ancora le distanze. Spero di riuscire più avanti a trovare un equilibrio tra le due opzioni.
Di quest'ultimo gruppo di persone devo dire che spesso rimango spesso stupita della loro generosità e apertura. Nonostante io sia una perfetta estranea per loro, riescono a farmi sentire a mio agio fin da subito. Si mostrano propositivi, disposti a condividere pasti ed uscite, a cercare di sollevarmi dubbi e incertezze o anche solo a strapparmi con qualche parola da un certo senso di smarrimento in cui a volte precipito. Questo naturalmente crea un senso di familiarità che porta anche una come me, piuttosto diffidente e introversa, a lasciarmi andare e a tentare di ricambiare in ogni modo con la stessa generosità.
In tutti questi gruppi, poi, bisogna tener conto anche dei cosiddetti marpioni. Anche questa è una cosa da mettere in conto, naturalmente, che porta a dover compiere un'ulteriore valutazione dei ragazzi che girano per cercare di comprendere quali intenzioni abbiano. Quindi decidere come comportarsi con ciascuno e dal momento che ci sono anche culture diverse in gioco bisogna anche prestare attenzione a quello. Perché per quanto le intenzioni di tutti siano le medesime, non è detto che i modi di esprimerlo siano gli stessi.
Insomma, tutte queste condizioni e varianti mettono in moto nella mia testa un gran numero di elucubrazioni mentali, necessarie per cercare di fare le scelte comportamentali più adatte a ciascuna situazione in cui mi trovo. Certo, niente di nuovo sotto il sole: si tratta di situazioni che quasi ogni essere umano sperimenta. Ma diciamo che al momento questo tipo di pensieri occupano parecchio la mia mente, perché mi trovo ancora in quella fase delicata che è l' inserimento all'interno di un gruppo e non è certo il caso di rilassarsi.
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