Per chi non lo sapesse, ho conseguito la laurea triennale all'Università degli Studi di Milano. Grazie al sostegno dei miei genitori, ebbi la possibilità di stabilirmi nel capoluogo lombardo per tutta la durata dei corsi, ovvero da settembre 2006 a giugno 2009. La ricerca dell'appartamento non fu molto lunga. Ebbi la fortuna di trovarne quasi subito uno bello, moderno, pulito e con degli ottimi coinquilini. Due di loro, Alessia e Antonio, sorella e fratello, erano e sono tutt'ora i proprietari dell'appartamento ed occupavano due stanze singole. Io finii a condividere la stanza con Angela, una ragazza della Basilicata poco più grande di me, già laureata e in cerca di lavoro. Tre anni di convivenza, soprattutto con la mia compagna di stanza, hanno ovviamente segnato la mia maturazione, sia dal punto di vista individuale che dal punto di vista delle mie attitudini sociali. Mi rendo conto che quest'ultima affermazione richiederebbe almeno qualche esempio giustificativo, ma raccontare qui tre anni della mia vita sarebbe troppo complesso e in ogni caso non è questa la mia intenzione.
La mia intenzione è raccontare del fatto che ha scatenato di recente in me lunghe riflessioni su questa parte della mia vita cui non volgevo spesso la mente da parecchio tempo. Un po' come quando continui ad accumulare oggetti del tuo passato in soffitta e un bel giorno decidi di fare pulizia. E finisci col sederti per terra in mezzo alla polvere a perlustrare uno per uno gli oggetti che escono dalle scatole, perdendo la cognizione del tempo tra un pensiero, un sorriso, una lacrima. Ebbene, devo ammettere che dopo aver lasciato l'appartamento nel 2009 ho mantenuto pochi contatti con i miei ex coinquilini. Con Angela ho avuto uno scambio di messaggi saltuario fino al 2010, ma lentamente il sipario del silenzio è calato anche sul nostro rapporto. Inoltre Angela, viaggiatrice impenitente, si era stabilita in Lussemburgo, per poi fare una capatina in Canada per un corso di lingua e poi tornare per trasferirsi infine in Francia. Quindi non sarebbe stato semplice nemmeno vedersi.
Avevo messo un po' da parte la fase milanese della mia vita, anche perché stavo ancora cercando di riprendermi dal turbamento mentale e spirituale scatenato in me da quel tornado che è l'Erasmus. Ma a fine Settembre di quest'anno, una domenica sera mentre rientro dall'aperitivo con gli amici, sento lo squillo del cellulare. Lo estraggo dalla borsa e vedo la notifica di un messaggio di Facebook. Apro e vedo che il mittente è proprio Angela, la mia ex coinquilina. Inizio a leggere il messaggio ancora a bocca aperta e più leggo, più mi cala la mandibola: Angela è tornata a Milano e si è stabilita temporaneamente nel nostro vecchio appartamento. Ha trovato un lavoro e dato che a breve compirà gli anni, mi invita alla sua festa. Devo rileggere un altra volta il messaggio per far sì che venga processato adeguatamente dai miei neuroni.
Angela mi scrive anche che alcuni dei suoi amici, nonché il proprietario dell'appartamento, Antonio, sarebbero felici di rivedermi e che devo assolutamente accettare il suo invito. Piacevolmente sorpresa da queste parole e colma di gioia, inizio a rispondere freneticamente al messaggio. Non vedo l'ora di tornare. E da quel momento, pian piano, cominciano a riemergere i ricordi di vari episodi e di stati d'animo che fino a quel momento erano rimasti sigillati in quella grande scatola etichettata con "Milano - Università".
Sabato 12 Ottobre, parto dunque con il mio trolley al seguito alla volta di Milano. Autobus fino alla stazione di Brescia, quindi treno (rigorosamente regionale), metro fino alla fermata di "Gorla". Imbocco l'uscita per via S. Erlembaldo - che più di un nome sembra uno scioglilingua - e non appena emergo dalla scalinata su viale Monza inizio a guardarmi in giro. Pochissime cose sono cambiate. I negozi sono sempre gli stessi, a parte il supermercato. Arrivo davanti al portone e noto che campanello e porta sono stati rinnovati. Ma a parte ciò, il resto è rimasto invariato. Salgo le scale e trovo Angela ad accogliermi sul pianerottolo. Sembra la cosa più normale del mondo, sembra che ci siamo lasciate il giorno prima, ma son passati quasi quattro anni.
Per tutto il mio breve soggiorno questa è la sensazione preponderante: non ci sono cambiamenti esteriori troppo evidenti, sia in lei che nell'appartamento. Ho una buona memoria fotografica e continuo a guardarmi attorno per scovare i cambiamenti, ma noto che sono ben pochi. Sembra quasi che la mia mente voglia ingannarsi, che voglia convincersi che non esista un divario temporale tra allora e adesso. Ma riflettendoci mi rendo conto del tempo che è trascorso, del modo in cui sono cambiata nel frattempo: è cambiato il modo in cui osservo la realtà, ho accumulato molte altre esperienze dopo essermi chiusa alle spalle per sempre la porta di quell'appartamento. E tutto ciò si tramuta in una vocina interiore che con forza combatte l'illusione creata dal mio sguardo. Queste vibrazioni contrastanti mi attraversano continuamente, mentre chiacchiero con le mie vecchie conoscenze e mi aggiorno su quello che è successo nella loro vita negli ultimi tre, quattro anni. Non sono sensazioni nuove, ma si presentano con un'intensità mai provata prima. Riparto con la promessa di tornare presto e mi lascio cullare da una malinconia dolceamara mentre attraverso il grigiore autunnale della campagna lombarda.
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venerdì 18 ottobre 2013
giovedì 5 aprile 2012
Il fantasma dei coinquilini passati
Questo post nasce come risposta ad un articolo segnalatomi da un'amica riguardo alla comunicazione tra studenti erasmus che condividono un appartamento. Nel bagno del mio appartamento qui a Kassel ho trovato delle singolari incisioni rupestri che secondo me meritano di essere rese di pubblico dominio.
Questa è la prima comunicazione affissa accanto alla doccia:
Risposta:
Quindi seguono altre scritte tipiche della categoria "graffiti da bagno".
Nel bagno degli uomini (ho corretto la foto in modo da far risaltare le scritte):
Nel bagno delle donne (ho corretto la foto in modo da far risaltare le scritte):
Questa è la prima comunicazione affissa accanto alla doccia:
Risposta:
Quindi seguono altre scritte tipiche della categoria "graffiti da bagno".
Nel bagno degli uomini (ho corretto la foto in modo da far risaltare le scritte):
Nel bagno delle donne (ho corretto la foto in modo da far risaltare le scritte):
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Ubicazione:
Kassel, Germania
lunedì 2 aprile 2012
Stanza numero 2310
Ahhh e finalmente oggi mi sono trasferita nel fantastico appartamento in Wolfhager Strasse, numero 10.
Ho lasciato presto l'ostello stamattina e ho raggiunto lo studentato con i mezzi pubblici, perché arrivarci a piedi con le famose valigie stracolme sarebbe stato da suicidio. Arrivata a destinazione scopro che non sono l'unica a doversi trasferire ed iscrivere all'università, nonostante oggi sia l'ultimo giorno disponibile indicato dall'ufficio Erasmus per completare le faccende burocratiche.
Le prime ragazze che vedo sono facce già viste: sì, erano nello stesso ostello in cui mi trovavo fino a qualche ora fa. Parlandoci scopro che provengono dalla Lituania ed assieme entriamo nell'ufficio. Qui troviamo un gruppo di ragazzi polacchi, una ragazza americana della Georgia ed un ragazzo italiano, che studia a Padova. Inganniamo l'attesa chiaccherando, un po' in tedesco, un po' in inglese, un po' a gesti (ehehe). Ci scambiamo un po' di idee, impressioni, esperienze di viaggio, timori ed aspettative, com'è normale per tante persone che condividono la stessa esperienza.
Una volta firmato il contratto d'affitto ci spostiamo in gruppo all'ufficio erasmus per iniziare la trafila burocratica che comprende iscrizione all'università, versamento della tassa d'iscrizione e certificazione dell'assistenza sanitaria. Questo comporta l'andare avanti e indietro più volte dall'università al centro della città per recuperare documenti e consegnare documenti. Così facendo arriva il momento di ripresentarsi allo studentato per la consegna delle chiavi dell'appartamento.
Un signore tedesco, con la T maiuscola, ovvero un tedesco come tutti si immaginerebbero, biondo, coi baffoni e la pancia da birra si presenta con due cartelle, una mia e l'altra di una delle ragazze lituane e ci chiede di seguirlo. Ci conduce quindi nei nostri appartamenti, prima lei al primo piano e poi io al secondo, ci fornisce coperte, cuscino, copri-materasso e chiavi e poi ci lascia, sole alle prese con la nostra stanza. O meglio, alle prese con il materasso ed il copri-materasso.
Ebbene sì, perché il materasso è di gomma piuma e la sua copertura è di cotone e dotata di cerniera. Questo significa che la copertura, avendo subito qualche lavaggio, si è leggermente ristretta e quindi l'inserimento del materasso al suo interno non può che rivelarsi una sfida all'ultima goccia di sudore. Scommetto che lottare con un'anaconda è sicuramente più facile. Fortunatamente non c'era nessuno ad assistere alla scena, altrimenti sarebbe letteralmente morto dalle risate. Mi ci sono voluti due round, ma alla fine sono riuscita a stenderlo quel maledetto materasso. Ora spero non esploda improvvisamente nel cuore della notte, altrimenti la cosa diventa tragica.
Una volta sistemata la camera e fatta la spesa l'unico problema rimasto è ottenere la connessione ad internet. Tra i due round di sistemazione del materasso mi sono recata all'ufficio del servizio IT dell'università sperando di riuscire ad ottenere password e username e far assettare il computer, ma ho avuto solo i primi, perché l'ufficio adibito all'installazione del programma per la connessione wi-fi in università è un altro ed è aperto da lunedì a venerdì solo dalle 10 alle 13. Quindi domani proverò ad andarci.
Ah, l'appartamento non è niente di stratosferico. Il pavimento è ovviamente coperto con la moquette, i mobili sono abbastanza vecchiotti e quelli della cucina in particolare sono in uno stato abbastanza precario. Ma nei prossimi giorni vedrò di rimediare a questo, soprattutto dal punto di vista igienico. La mia camera è abbastanza semplice ma non mi manca niente: letto, comodino, scrivania, libreria, armadio, lavandino con specchio e lucina al neon e uno scaffale che separa il lavandino dal resto della stanza. Ovviamente come sono entrata ho scoperto che era ancora occupata dall'imbianchina, che stava ripitturando le pareti e quindi ho dovuto starmene a spasso per un'altra ora e mezza prima che fosse libera del tutto. Nell'appartamento c'è poi un bagno con doppi servizi e doccia che condivido con i miei cinque coinquilini: due americani, una ragazza turca, una spagnola e una bulgara.
La giornata si conclude con una simpatica cena in comune. Ryan, il ragazzo americano e Cecilia, la ragazza spagnola, mi hanno invitato a cenare con loro. Il ragazzo di Cecilia, anche lui spagnolo, lavora in città come cuoco presso un ristorante spagnolo, e cucina delle tapas di patate e un altro piatto a base di patate, cipolle e pomodori, di cui non ricordo il nome. Ryan ha buttato nel forno dei Chicken Nuggets surgelati accompagnati dalla sua cara salsa barbecue, che si è portato direttamente dagli USA perché qui è introvabile. Io, non avendo avuto la possibilità di fare una spesa decente, offro solo un po' di insalata con tonno e ormaggio, ma cercherò di ricambiare in futuro con una pizza, una pasta o delle lasagne. Come dolce assaggiamo dei dolcetti di Marshmellow, chiamati "Peeps" a forma di colombine. Sono alcuni dei dolcetti pasquali americani, spediti direttamente dagli USA dalla mamma di Ryan.
Chiediamo anche alla ragazza turca di unirsi a noi e così scopriamo che non parla né inglese né tedesco e di fronte alla nostra domanda la vediamo sparire in camera a consultare il dizionario per potersi poi ripresentare dieci minuti dopo con la frase "No, I don't eat with you. Thank you". Lei si siede con noi a tavola e noi accettiamo la sua compagnia silenziosa mentre chiacchieriamo a ruota libera. Durante la cena riceviamo l'invito della ragazza bulgara a salire al piano di sopra, dove stanno i suoi amici per un party dopo cena. Io e Ryan saliamo a fare un saluto e ci tratteniamo solo un'oretta, anche perché la maggioranza della compagnia è costituita da bulgari che parlano meglio la loro lingua che altre. Quindi non abbiamo grandi possibilità di conversazione. Io e l'americano abbandoniamo quindi la stanza lasciando gli altri ragazzi ai loro brindisi e ci diamo la buona notte. Altra giornata intensa, penso, mentre mi preparo per andare a letto.
Ho lasciato presto l'ostello stamattina e ho raggiunto lo studentato con i mezzi pubblici, perché arrivarci a piedi con le famose valigie stracolme sarebbe stato da suicidio. Arrivata a destinazione scopro che non sono l'unica a doversi trasferire ed iscrivere all'università, nonostante oggi sia l'ultimo giorno disponibile indicato dall'ufficio Erasmus per completare le faccende burocratiche.
Le prime ragazze che vedo sono facce già viste: sì, erano nello stesso ostello in cui mi trovavo fino a qualche ora fa. Parlandoci scopro che provengono dalla Lituania ed assieme entriamo nell'ufficio. Qui troviamo un gruppo di ragazzi polacchi, una ragazza americana della Georgia ed un ragazzo italiano, che studia a Padova. Inganniamo l'attesa chiaccherando, un po' in tedesco, un po' in inglese, un po' a gesti (ehehe). Ci scambiamo un po' di idee, impressioni, esperienze di viaggio, timori ed aspettative, com'è normale per tante persone che condividono la stessa esperienza.
Una volta firmato il contratto d'affitto ci spostiamo in gruppo all'ufficio erasmus per iniziare la trafila burocratica che comprende iscrizione all'università, versamento della tassa d'iscrizione e certificazione dell'assistenza sanitaria. Questo comporta l'andare avanti e indietro più volte dall'università al centro della città per recuperare documenti e consegnare documenti. Così facendo arriva il momento di ripresentarsi allo studentato per la consegna delle chiavi dell'appartamento.
Un signore tedesco, con la T maiuscola, ovvero un tedesco come tutti si immaginerebbero, biondo, coi baffoni e la pancia da birra si presenta con due cartelle, una mia e l'altra di una delle ragazze lituane e ci chiede di seguirlo. Ci conduce quindi nei nostri appartamenti, prima lei al primo piano e poi io al secondo, ci fornisce coperte, cuscino, copri-materasso e chiavi e poi ci lascia, sole alle prese con la nostra stanza. O meglio, alle prese con il materasso ed il copri-materasso.
Ebbene sì, perché il materasso è di gomma piuma e la sua copertura è di cotone e dotata di cerniera. Questo significa che la copertura, avendo subito qualche lavaggio, si è leggermente ristretta e quindi l'inserimento del materasso al suo interno non può che rivelarsi una sfida all'ultima goccia di sudore. Scommetto che lottare con un'anaconda è sicuramente più facile. Fortunatamente non c'era nessuno ad assistere alla scena, altrimenti sarebbe letteralmente morto dalle risate. Mi ci sono voluti due round, ma alla fine sono riuscita a stenderlo quel maledetto materasso. Ora spero non esploda improvvisamente nel cuore della notte, altrimenti la cosa diventa tragica.
Una volta sistemata la camera e fatta la spesa l'unico problema rimasto è ottenere la connessione ad internet. Tra i due round di sistemazione del materasso mi sono recata all'ufficio del servizio IT dell'università sperando di riuscire ad ottenere password e username e far assettare il computer, ma ho avuto solo i primi, perché l'ufficio adibito all'installazione del programma per la connessione wi-fi in università è un altro ed è aperto da lunedì a venerdì solo dalle 10 alle 13. Quindi domani proverò ad andarci.
Ah, l'appartamento non è niente di stratosferico. Il pavimento è ovviamente coperto con la moquette, i mobili sono abbastanza vecchiotti e quelli della cucina in particolare sono in uno stato abbastanza precario. Ma nei prossimi giorni vedrò di rimediare a questo, soprattutto dal punto di vista igienico. La mia camera è abbastanza semplice ma non mi manca niente: letto, comodino, scrivania, libreria, armadio, lavandino con specchio e lucina al neon e uno scaffale che separa il lavandino dal resto della stanza. Ovviamente come sono entrata ho scoperto che era ancora occupata dall'imbianchina, che stava ripitturando le pareti e quindi ho dovuto starmene a spasso per un'altra ora e mezza prima che fosse libera del tutto. Nell'appartamento c'è poi un bagno con doppi servizi e doccia che condivido con i miei cinque coinquilini: due americani, una ragazza turca, una spagnola e una bulgara.
La giornata si conclude con una simpatica cena in comune. Ryan, il ragazzo americano e Cecilia, la ragazza spagnola, mi hanno invitato a cenare con loro. Il ragazzo di Cecilia, anche lui spagnolo, lavora in città come cuoco presso un ristorante spagnolo, e cucina delle tapas di patate e un altro piatto a base di patate, cipolle e pomodori, di cui non ricordo il nome. Ryan ha buttato nel forno dei Chicken Nuggets surgelati accompagnati dalla sua cara salsa barbecue, che si è portato direttamente dagli USA perché qui è introvabile. Io, non avendo avuto la possibilità di fare una spesa decente, offro solo un po' di insalata con tonno e ormaggio, ma cercherò di ricambiare in futuro con una pizza, una pasta o delle lasagne. Come dolce assaggiamo dei dolcetti di Marshmellow, chiamati "Peeps" a forma di colombine. Sono alcuni dei dolcetti pasquali americani, spediti direttamente dagli USA dalla mamma di Ryan.
Chiediamo anche alla ragazza turca di unirsi a noi e così scopriamo che non parla né inglese né tedesco e di fronte alla nostra domanda la vediamo sparire in camera a consultare il dizionario per potersi poi ripresentare dieci minuti dopo con la frase "No, I don't eat with you. Thank you". Lei si siede con noi a tavola e noi accettiamo la sua compagnia silenziosa mentre chiacchieriamo a ruota libera. Durante la cena riceviamo l'invito della ragazza bulgara a salire al piano di sopra, dove stanno i suoi amici per un party dopo cena. Io e Ryan saliamo a fare un saluto e ci tratteniamo solo un'oretta, anche perché la maggioranza della compagnia è costituita da bulgari che parlano meglio la loro lingua che altre. Quindi non abbiamo grandi possibilità di conversazione. Io e l'americano abbandoniamo quindi la stanza lasciando gli altri ragazzi ai loro brindisi e ci diamo la buona notte. Altra giornata intensa, penso, mentre mi preparo per andare a letto.
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