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giovedì 18 luglio 2013

Intervista sull'Erasmus a Kassel

Toh! Oggi, per caso, ho scoperto che il video della mia intervista sull'Erasmus a Kassel è stato messo su YouTube, così adesso posso inserire il link qui.

Come si può notare immediatamente, quel giorno avevo delle occhiaie pazzesche: mi ero rivoltata tra le coperte tutta la notte precedente dall'agitazione. Le cause? Un po' d'ansia per il fatto di non sapere quali domande mi sarebbero state poste; un po' di paura di non sapere cosa rispondere e quindi finire per aggrapparmi ai luoghi più comuni in assoluto (come poi in parte ho fatto...) per evitare di fare scena muta, ma soprattutto sono stata tenuta sveglia dai ricordi di sei mesi che mi hanno investito con la potenza di uno tsunami.

Nove mesi dopo il mio ritorno ho più o meno imparato a gestire queste ondate di flashback sulla mia esperienza a Kassel, grazie anche ai continui contatti con i miei compagni d'avventura. Ma è importante che io stia sempre all'erta, perché come questo video dimostra, ci sarà sempre qualcosa che spunterà per caso sulla mia strada pronto a risvegliare in me quel sapore agrodolce caratteristico dei bei ricordi.

lunedì 12 novembre 2012

Perché proprio Kassel?


"Perché proprio Kassel?". Negli ultimi sei mesi mi son ritrovata spesso a dover rispondere a questa domanda, rivoltami soprattutto da tedeschi che sono stati o vivono in questa città nel nord dell'Assia. Alla domanda seguivano di solito commenti su quanto Kassel non spiccasse per la propria bellezza tra le città tedesche. Nelle guide turistiche è addirittura definita come “crimine architettonico”. “Certo”, rispondevo io di solito, “non si può pretendere troppo da una città che nel 1943 venne distrutta quasi completamente in un bombardamento aereo e ricostruita poi negli anni '50. Ma in questi sei mesi ho imparato ad apprezzare Kassel, che ha fatto da sfondo alla mia esperienza Erasmus”.

Kassel è una città poco più grande di Brescia, sia per estensione che per numero di abitanti: insomma, delle dimensioni perfette per permettere ad uno studente straniero di ambientarcisi in poco tempo. Il centro città è percorribile a piedi in pochi minuti e qualora ci si dovesse recare più lontano è possibile servirsi dei mezzi pubblici, gratuiti per gli studenti universitari. Per quanto il centro città non brilli per bellezza architettonica, basta spostarsi ai suoi confini per lasciarsi sbalordire dalla maestosità dei suoi parchi principali, il Karlsaue, il Fuldaue e il Wilhelmshöhe. Nel XVIII secolo ospitavano le residenze del Langravio Guglielmo IX di Assia-Kassel, successivamente trasformate in musei.

Kassel è però conosciuta soprattutto come la città della documenta, la più importante mostra di arte contemporanea a livello mondiale, della durata di cento giorni, che si tiene ogni cinque anni dal 1955. Io ho avuto la fortuna di trovarmi in città proprio nell'anno in cui si è tenuta la tredicesima edizione di questa mostra e ho potuto quindi osservare come la città si animi in occasione di questo evento. Visitatori da tutto il mondo, eventi speciali e locali temporanei aperti per l'occasione come luoghi di dibattito sui temi proposti dall’edizione corrente della documenta.

Pur non sapendo nulla d'arte moderna ho cercato di avvicinarmi a questa mostra tramite uno dei seminari che ho frequentato, incentrato sull'ambiente culturale dell'Assia e di Kassel in particolare. Ciascuno studente doveva scegliere un artista o un personaggio legato ad un'associazione culturale della regione ed intervistarlo. Consapevole dell'importanza della documenta per la città di Kassel ho deciso di intervistare il presidente del documenta forum, l'associazione che si occupa della promozione e della cura dell’archivio della mostra. Con mia grande soddisfazione l'intervista è stata poi pubblicata sul sito del Literaturbüro Nordhessen, l'associazione culturale per cui lavora il professore che ha tenuto questo seminario.

L'università di Kassel, molto giovane rispetto ad altre università tedesche, è estremamente dinamica e ben organizzata. Il sistema di accoglienza e assistenza agli studenti stranieri è molto efficiente, cosa di fondamentale importanza per favorire il loro inserimento in un ambiente a loro estraneo. Inoltre l'università non accoglie solo studenti europei: sono tantissimi gli studenti che provengono da ogni parte del mondo. Questo mi ha dato l'opportunità di confrontarmi ed entrare contemporaneamente in contatto con moltissime culture diverse dalla mia in un unico ambiente, cosa che non capita spesso.  Per una studentessa di lingue come me è stato importantissimo, sia da un punto di vista linguistico che socio-culturale. Ma soprattutto mi ha permesso di stringere amicizia con persone eccezionali.

Quest’anno il programma Erasmus ha compiuto venticinque anni e paradossalmente, a pochi mesi di distanza dai festeggiamenti, il suo futuro appare incerto. Alla luce della mia esperienza mi auguro si riesca a trovare una soluzione per garantirne la sopravvivenza, perché si tratta di un’esperienza di vita unica. 

Erasmus a Kassel: l'intervista

Tornata dall'Erasmus sono stata contattata dalla professoressa responsabile dell'Erasmus in Germania, la quale mi ha chiesto di informarla sulla mia esperienza e successivamente ha contattato l'ufficio stampa della mia università per fissare un'intervista con me. Quindi sono stata contattata dalla ragazza che si occupa delle interviste all'interno dell'università e abbiamo fissato l'intervista per metà Ottobre. Oltre a rendermi disponibile per l'intervista mi è stato chiesto di scrivere un articolo che riassumesse la mia esperienza Erasmus e allegare alcune foto che sono poi state inserite nel video dell'intervista. Di seguito pubblico il video e nel post successivo l'articolo che avevo scritto, che non credo sia mai stato pubblicato sul sito dell'università.





giovedì 3 maggio 2012

You gotta fight for your right to party

Una delle cose che ci si aspetta di trovare nel decalogo dello studente Erasmus è: festeggiare. Mai lasciarsi scappare una festa. Festeggiare, sempre, comunque e dovunque. In effetti da quando sono qui ho potuto notare come i miei colleghi si sforzino di rispettare al massimo questo comandamento. Ovviamente ho cercato di unirmi a loro facendo del mio meglio e così ho iniziato un po' ad esplorare la vita notturna di Kassel. Lo studente Erasmus, qui, predilige innanzitutto organizzare party-pre-party per raggiungere il livello di ebbrezza adatto a rendere la serata indimenticabile con il minore dispendio di denaro possibile. Ognuno si porta le proprie bottiglie di alcool e si ubriaca allegramente mentre si intrattiene con gli altri. Il tutto dura finché qualcuno non decide di salire su una sedia ed annunciare a gran voce, come il capitano di una ciurma, di spostarsi alla festa vera e propria.

La festa vera e propria solitamente si svolge in una discoteca non troppo popolare, che tendenzialmente organizza serate per gli studenti. Il mercoledì sera è dedicato al famigerato K19, che ho già nominato in precedenza. L'entrata costa due euro, a meno che non si abbia il coraggio di presentarsi con il segno contraffatto di un timbro sul polso o sulla mano, segno che testimonia il pagamento dell'entrata. I veterani Erasmus sono entrati gratis per mesi al K19, semplicemente scarabocchiandosi le mani con penne e pennarelli neri o trasferendo il timbro da una persona alle altre. Settimana scorsa sono stati scoperti e quindi probabilmente per un po' righeranno diritto.

Al K19 si va ubriachi per essere in grado di sopportare la musica proposta da un sedicente DJ che probabilmente in vita sua ha creato una sola playlist al pc e la riproduce mercoledì dopo mercoledì. Tuttavia questo non è affatto un problema per la maggioranza dei clienti del locale, che si dichiarano alquanto soddisfatti delle serate qui trascorse. Il K19 è il luogo dove tutto può succedere, dove è successo di tutto e dove si può dare sfogo senza problemi a qualsiasi pensiero bizzarro possa balenare nella mente. Ciò che succede al K19 resta al K19.

Questo motto a quanto pare non vale soltanto per gli studenti Erasmus: un paio di sabati fa mi trovavo qui per un concerto ed ho potuto assistere ad una scena decisamente epica. Uno dei fan della band, totalmente in preda ai fumi dell'alcool, ha ben pensato di denudarsi completamente e ballare per la durata di un'intera canzone con i pantaloni calati. D'altro canto, doveva pur trovare il modo di mostrare al mondo il tatuaggio sulla chiappa sinistra...

Altra tappa notturna alquanto trash è la discoteca Lax, soprannominata dagli spagnoli "Casa de Putas", per l'abbigliamento caratteristico della maggioranza delle frequentatrici del locale. Gli ambienti del locale sono molto eleganti e raffinati, ma questo purtroppo non aiuta ad attrarre la clientela. Nessuno ha mai visto il Lax pieno di gente e tutti si chiedono come il locale stia a galla. Forse grazie alle promozioni sugli alcolici. Qui ho scoperto un cocktail alquanto interessante, Red Bull e Jägermeister: una combinazione da provare.

Per chi predilige posti più alternativi c'è poi il Cuba, dove però non sono ancora stata. O meglio, ci sono stata per due minuti, alle quattro di notte di un sabato sera passato a tentare di entrare senza successo nelle discoteche fighette di Kassel. Il Cuba si è prospettato come l'ultima spiaggia, ma quando siamo arrivati davanti all'entrata abbiamo notato che la postazione della cassa e del guardaroba erano vuote e una volta scesi per una rampa di scale che porta alla sala principale abbiamo notato che questa era vuota, fatta eccezione per i baristi ed una coppia che si sbaciucchiava sui divanetti.

Alquanto popolari sono invece alcuni piccoli pub quali il Lolita, il Mutter e l'Irish Pub. Si tratta di locali piccoli ma senza pretese, dove si può ascoltare buona musica, ballare, ma anche semplicemente stare seduti ad un tavolo a chiacchierare. Il Mutter è dotato anche di una saletta per il calcio balilla, dove veri professionisti del gioco passano ore ad allenarsi e a sfidare i malcapitati principianti che osano addentrarsi nel loro regno. Cosa che mi è capitata la prima volta che ci sono stata. E' stata una partita talmente veloce che non mi sono nemmeno accorta di essere arrivata alla fine. Ma la colpa è tutta di questo ragazzo tedesco, Moritz, che ha trascinato me e un'altro paio di Erasmus in questo posto.

Moritz ha attaccato bottone con Irene, una spagnola amante di aikido e della musica metal, mentre si trovava con me e Zehra, una ragazza lituana, al K19, la sera del famoso spogliarello del punk multitatuato. Quindi le ha proposto di seguirlo al Mutter. Così abbiam deciso di affidarci alla sua guida e il ragazzo si è rivelato estremamente galante: ci ha pagato l'entrata e anche un paio di giri di Mexikaner, uno shot molto simile al Bloody Mary. Oltretutto ci ha presentato alla sua compagnia di amici e così ho avuto modo di fare conversazione per un paio di ore con qualche tedesco. Ah, al Mutter può capitare di trovare persone addormentate sui divanetti e perfino per terra. Ma basta scavalcarli o seppellirli sotto montagne di giubbini e il problema è risolto, se proprio risultano fastidiosamente fuori luogo.

Non dimentichiamo infine le feste universitarie organizzate principalmente nella facoltà di ingegneria. Si tratta di feste di apertura e chiusura del semestre, festa per il primo Maggio e simili. I corridoi, gli atrii, la mensa e l'aula magna della facoltà si trasformano per una notte in sale da discoteca e bar. Questo tipo di eventi sono talmente attesi che i biglietti vengono venduti in anticipo a partire dalla settimana precedente e fanno il tutto esaurito. La cosa si traduce in un fiume di gente in coda ai cancelli la sera della festa e sale stracolme di persone. Temperature infernali e lunghe code ai banconi del bar. Questi sono alcuni dei motivi per cui il party di apertura del semestre non mi ha fatto impazzire.

In compenso, a parità di condizioni, al party del primo maggio mi sono divertita molto. Forse perché all'inizio mi son ritrovata a seguire Ryan tra la folla al grido "Let's not be puttanas, let's go!". O forse perché ad un certo punto Ryan ha iniziato a spingere me e Chris, il tutor per gli studenti stranieri, tra la folla gridando "Those bitches have to fall down. Don't be afraid of pushing them." O magari perché Gordon, un amico di Chris, è riuscito più volte a farsi fare sconti sul bere da una barista che conosce, sulla quale evidentemente riesce ad esercitare un certo fascino.

Probabilmente anche la pazzia degli Erasmus panamense e argentino hanno contribuito a farmi divertire. Così come l'essermi fatta offrire da bere da un tipo che a quanto pare era interessato a Marta, una delle veterane Erasmus, con la scusa che lei era ubriaca e io le facevo da badante. Così ci siamo guadagnate una birra ciascuna e poi siamo fuggite tra la folla piantando in asso il tipo, che iniziava ad arrabbiarsi perché Marta, dopo essersi fatta offrire da bere, ha ben deciso di ignorarlo non rivolgendogli la parola. Infine non posso tralasciare l'ultima parte della serata, trascorsa a conversare in tedesco con gli amici del nuovo coinquilino di Marta, dove mi è stato detto che parlo tedesco con un accento austriaco. Mi chiedo quale nazionalità mi verrà attribuita dai prossimi tedeschi che cadranno sotto le mie grinfie al prossimo evento sociale. Ebbene sì, perché io devo esercitarmi e nessun tedesco verrà risparmiato. Muahahahahahah


mercoledì 25 aprile 2012

Fratelli d'Italia

L'Italia non mi abbandona nemmeno qua. Già nei primi giorni della mia permanenza a Kassel ho fatto conoscenza con qualche studente italiano che come me ha deciso di frequentare qui il semestre estivo. Oltre a Stefano e Claudia, che ho nominato in alcuni post precedenti, ho conosciuto un altro Stefano, Livio e un'altra Claudia, studenti di architettura di Roma. Tramite loro sono poi entrata in contatto con altri italiani che rappresentano la vecchia guardia: sono qui dal primo semestre e provengono da Cagliari, Palermo, Modena e Brescia. La maggior parte di loro vive in un altro studentato a pochi passi dal mio e ultimamente mi son trovata a passare qualche serata nella loro residenza.

Da perfetti italiani mi hanno subito adottata calorosamente e devo dire che ovviamente la cosa mi ha fatto molto piacere. Inoltre, dato che sono già qui da parecchi mesi mi hanno dato una mano ad orientarmi meglio soprattutto riguardo alle dinamiche della vita Erasmus. Assieme ad un ragazzo francese e ad uno spagnolo, che ormai si sono italianizzati (riescono a seguire i nostri discorsi tranquillamente e hanno imparato parecchie parole ed espressioni in italiano) formano un gruppetto vivace e dinamico. Ovunque si vada riescono ad essere l'anima della festa e non mancano d'iniziativa.

Venerdì scorso sono stata invitata ad una cena a base di squisita pasta al forno, cucinata da Andrea e Gloria, e torte salate, fatte da Claudia. Naturalmente, essendo una cena in stile italiano, l'orario indicato nell'invito non è stato assolutamente rispettato, ma dopotutto si trattava di un'occasione festiva e in questi casi la fretta e la puntualità vanno lasciate a casa. In un certo senso si trattava di una cena d'addio, visto che la ragazza di Andrea, Gloria, anche lei qui dal primo semestre, sarebbe partita la domenica successiva perché non ha avuto la possibilità di prolungare il suo soggiorno. 

A proposito di Gloria, il mio incontro con lei è stato davvero divertente. Mi trovavo al Campus Club (una sorta di bar che organizza eventi per tutti gli studenti di Kassel) e chiacchieravo con Livio e Stefano. Ad un certo punto lei si è avvicinata e dopo esserci presentate la prima cosa che mi ha chiesto è stata "Ma da dove vieni tu?" e io "Da Brescia". Ovviamente la mia risposta era superflua, perché il mio accento mi aveva tradito e lei aveva già intuito quale fosse la mia provenienza. Aveva solo bisogno di una conferma. A questo punto capisco che solo un'altra bresciana avrebbe potuto individuare con sicurezza la mia cadenza e quindi scopro che Gloria è di Bovezzo. Quando si dice che il mondo è piccolo...

Giorno per giorno scopro qualcosa di nuovo e divertente sulla colonia dei miei connazionali qui in Germania. Roberta, Lorenzo e Marta (assieme a Thibault, il ragazzo francese) sono senza dimora, perché non sono riusciti a rinnovare l'affitto presso lo studentato in cui si trovavano. Sono alla disperata ricerca di un tetto, ma la cosa si rivela estremamente difficile. Non tutti affittano volentieri a studenti Erasmus e per di più solo per un periodo di tre mesi. Da una settimana Roberta, Lorenzo e Thibault sono miei coinquilini: hanno infatti preso il posto di Ceci, la mia coinquilina spagnola, che nel frattempo è tornata in patria a trovare la famiglia. Oltretutto la povera Roberta ha anche due costole rotte, in seguito ad un incidente al Luna Park, e immagino che la cosa non faccia che aumentare la sua frustrazione.

Ieri ho scoperto che Lorenzo, Thibault e Marta hanno finalmente trovato un posto dove stare per i prossimi tre mesi, mentre Roberta ha deciso che per lei è più conveniente ritornare a casa. Mi fa piacere che siano riusciti a risolvere la loro situazione, anche se ai miei occhi la cosa era estremamente avventurosa e romantica. Ma effettivamente doversi spostare continuamente e lasciare averi sparsi in vari studentati non dev'essere per niente eccitante e divertente. 

L'ultima scoperta tragicomica, ma più comica che tragica per me che la vivo da fuori, risale a ieri e riguarda Andrea. Dopo il Campus Club mi sono recata con gli altri italiani nel loro studentato e come al solito ci siamo riuniti tutti nella camera di Stefano, meglio conosciuto col suo nome da pirata Nefasto Mordace. E' una camera spaziosa con un paio di divani alquanto comodi ed invitanti. Mentre chiacchieriamo noto che Andrea cerca su Internet dei voli per tornare in Italia, ma si ostina a cercare offerte solo con EasyJet. Quando gli chiedo perché non controlla anche sul sito di RyanAir mi risponde che lui non può volare con quella compagnia. La cosa mi lascia sbalordita e mi spinge ad indagare. 

Dopo aver tentato di smorzare il discorso con la tipica frase "è una storia lunga", Andrea cede al mio sguardo inquisitore e mi confessa che è stato bandito da Ryanair per aver fumato una sigaretta sulle scale dell'aereo. Per questo, al momento del misfatto, non gli è stato concesso di salire sull'aereo ed è stato costretto a prendere il volo successivo, pagando un biglietto salato. Successivamente gli è stato comunicato che avrebbe dovuto pagare una multa e il suo nome sarebbe stato inserito sulla Black List di Ryanair. Lui può prenotare voli a suo nome ma gli è stato assicurato che se dovesse presentarsi al check-in non verrebbe fatto salire sull'aereo. Dato che ci sembra impossibile che possa essere bandito in eterno, tutti gli suggeriamo di fare una prova prima o poi.

Mentre Andrea cerca di mettere in atto il nostro suggerimento io mi perdo nei miei pensieri, che ritornano ai truzzi che mi hanno accompagnato nel viaggio di andata. Nemmeno loro sono stati banditi nonostante il loro comportamento sguaiato ed irrispettoso, quindi com'è possibile che Andrea possa essere bandito a vita? Non sarebbe possibile scambiare i nomi su quella famigerata Black List, togliere il nome di Andrea e metterci i nomi dei truzzi???

sabato 7 aprile 2012

Normalità: vocabolo assente nel dizionario dell'Erasmus

Sabato: gita a Göttingen. Ritrovo alla stazione centrale alle ore 9.25: non male visto che sono tornata a casa alle tre la notte precedente. Nonostante tutto riesco a svegliarmi senza grossi problemi addirittura prima che suoni la sveglia. Quindi arrivo puntualissima al ritrovo e dopo quarto d'ora si parte. La mia non è l'unica faccia stanca, tanti hanno festeggiato ieri sera e alcuni non sono nemmeno andati a dormire. Si tratta di alcuni ragazzi della Bulgaria che ieri sera erano nel mio appartamento a festeggiare, lì li ho ritrovati al mio ritorno in tarda nottata e stamattina alle sette sentivo ancora le loro voci nel salotto. Questi Bulgari hanno una capacità di resistenza all'alcool e al sonno incredibile!

Mentre aspettiamo nell'atrio della stazione vediamo avvicinarsi un ragazzo vestito da infermiera con tanto di parrucca biondo platino a caschetto. Inizia ad estrarre dolcetti ed altri oggetti dalla scatola che porta con sé spiegando che tra qualche giorno si sposerà e com'è tradizione in Germania bisogna vendere degli oggetti a sconosciuti per racimolare un po' di soldi. Purtroppo per lui nessuno di noi gli presta attenzione e quindi è costretto a tentare la fortuna tra i passeggeri del treno su cui saliamo anche noi. A quanto pare questo è un periodo buono per i matrimoni in questa zona, perché non è la prima persona che incontro in questi giorni. Per di più in centro a Göttingen ne troviamo un'altra.

La partenza del treno è accompagnata da una spolverata di neve, cosa che lascia alquanto allibita visto che siamo ad Aprile e non ci troviamo al Polo Nord!!! In ogni caso l'ansia che la neve ci stia aspettando anche a Göttingen scivola via dalla mia mente nel momento in cui vedo dei raggi di sole entrare dal finestrino lungo il viaggio. Giunti a destinazione usciamo dalla stazione e le mie speranze in un clima più mite vengono violentemente spazzate via da una raffica di vento gelido che taglia letteralmente la faccia. Inizio a chiedermi chi me la fatto fare di alzarmi e venire qui, tanto avrei mille altre occasioni per visitare la città. Ormai sono qui, vediamo di goderci la passeggiata.

Göttingen è una piccola cittadina con un centro storico alquanto pittoresco, tempestato di case a graticcio che qui, a differenza di Kassel, sono sopravvissute ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Gli edifici che circondano il centro, invece, contrastano pesantemente con lo stile architettonico del centro: si tratta per lo più di palazzi risalenti agli anni Settanta, dalle linee dritte e squadrate e dai colori tristemente spenti e piatti. Percorriamo il "Cammino dei Pianeti", seminato di pannelli che rappresentano i pianeti e il sole, quindi giungiamo alla "Statua della Felicità" per poi dirigerci al municipio, che visitiamo internamente e quindi ci dirigiamo verso il giardino botanico e poi all'università.

Terminato il giro ritorniamo verso il centro per pranzare e in attesa dell'ora di partire alcuni di noi si infilano in una caffetteria per terminare il pranzo con un caffé o un cappuccino. Si rivela un  momento per approfondire la conoscenza di alcuni degli studenti erasmus che ormai vedo da giorni, ma di cui conosco a malapena il nome. Tra tutti quello che si distingue di più è Ivans, un ragazzo Brasiliano dai tratti tedeschi (proviene dal sud dello stato, che è stato luogo di emigrazione per tedeschi e italiani), che studia ingegneria meccanica qui a Kassel.

La sua abiliità di infilare una battuta dietro l'altra, accompagnata dalla capacità di rapportarsi a chiunque come se fosse suo amico da anni e il sorriso perennemente stampato in faccia si mescolano in un vortice energetico che risulta contagioso. Non gli ci vuole molto per dominare la scena e il fatto che abbia una vita alquanto interessante non fa che aggiungere una nota di fascino che cattura tutti i presenti. Studente di ingegneria, è anche titolare di un mattatoio che era di proprietà del padre ora deceduto e che lui ora gestisce con l'aiuto della madre e della sorella. Tra i progetti per il futuro ha il matrimonio all'età di ventisette anni, seguito da tre anni di viaggi per il mondo assieme alla moglie (che ha cinque anni di tempo per trovare) dopodiché potrà iniziare a figliare. Da bravo ingegnere, come dice lui, ha già pianificato tutto meticolosamente.

Terminato lo show di Ivans ci dirigiamo verso la stazione. Passando sopra un ponte notiamo un carrello della spesa ed una bicicletta sono stati gettati selvaggiamente nell'acqua. Ivans non ci pensa due secondi di più: scende al fiume attraverso la discesa che lo collega alla strada principale, recupera il carrello, pieno di alghe ed inizia a spingerlo per la strada. In quel momento sopraggiunge un altro studente erasmus completamente pazzo, un bulgaro con un nome che ricorda tanto un medicinale, Viksan, che si propone di saltare nel carrello per farsi spingere. Suo malgrado il carrello continua a scivolare, impedendogli di salire, al che Ivans agilment salta nel carrello e si fa spingere da Viksan fino alla stazione. Una coppia di comici è nata.

Il pomeriggio trascorre in fretta tra la spesa e un sonnellino per recuperare le ore di sonno perse e quindi arriva presto il momento di prepararsi ad uscire. Questa sera si esce con Ryan, Chris, uno dei tutor dell'università, e il suo amico Daniel, altro tutor dell'università. Dato che Ryan, da buon americano, non parla molto tedesco, passiamo la prima parte della serata  a conversare in inglese, dopodiché ho la possibilità di parlare finalmente in tedesco con Chris e Daniel, che si alternano a chiacchierare con me e Ryan.

Daniel e Chris studiano e vivono a Kassel da qualche anno e quindi conoscono bene la città. Passiamo in rassegna un paio di locali, che purtroppo sono troppo affollati e ci dirigiamo quindi al "Lolita", un bar su due piani in stile "vintage" un po' come il 24 di Cunettone di Salò e per la prima volta da quando sono qua finisco in un locale in cui mi sento a mio agio, sia per la gente che per la musica. Tra una birra e l'altra scopro un paio di cose "interessanti".

Innanzitutto vengo informata che è abitudine dei giovani tedeschi  brindare guardandosi negli occhi, perché il mancato scambio di sguardi è portatore di sette anni di sesso insoddisfacente. In secondo luogo, chiacchierando con Daniel, vengo a sapere che al piano terra del palazzo in cui vive lui (il che vuol dire a trecento metri da dove vivo io) sei anni fa un kebapparo è stato ucciso da dei neo-nazisti nel suo negozio e che qualche giorno fa, in occasione dell'anniversario, le troupe televisive hanno trascorso un'intera giornata sulla scena del crimine per ripercorrere gli eventi. Direi che dopo la fabbrica di Panzer e questo non so proprio cos'altro aspettarmi. Kassel è decisamente una città piena di storia!

lunedì 2 aprile 2012

Stanza numero 2310

Ahhh e finalmente oggi mi sono trasferita nel fantastico appartamento in Wolfhager Strasse, numero 10.
Ho lasciato presto l'ostello stamattina e ho raggiunto lo studentato con i mezzi pubblici, perché arrivarci a piedi con le famose valigie stracolme sarebbe stato da suicidio. Arrivata a destinazione scopro che non sono l'unica a doversi trasferire ed iscrivere all'università, nonostante oggi sia l'ultimo giorno disponibile indicato dall'ufficio Erasmus per completare le faccende burocratiche.

Le prime ragazze che vedo sono facce già viste: sì, erano nello stesso ostello in cui mi trovavo fino a qualche ora fa. Parlandoci scopro che provengono dalla Lituania ed assieme entriamo nell'ufficio. Qui troviamo un gruppo di ragazzi polacchi, una ragazza americana della Georgia ed un ragazzo italiano, che studia a Padova. Inganniamo l'attesa chiaccherando, un po' in tedesco, un po' in inglese, un po' a gesti (ehehe). Ci scambiamo un po' di idee, impressioni, esperienze di viaggio, timori ed aspettative, com'è normale per tante persone che condividono la stessa esperienza.

Una volta firmato il contratto d'affitto ci spostiamo in gruppo all'ufficio erasmus per iniziare la trafila burocratica che comprende iscrizione all'università, versamento della tassa d'iscrizione e certificazione dell'assistenza sanitaria. Questo comporta l'andare avanti e indietro più volte dall'università al centro della città per recuperare documenti e consegnare documenti. Così facendo arriva il momento di ripresentarsi allo studentato per la consegna delle chiavi dell'appartamento.

Un signore tedesco, con la T maiuscola, ovvero un tedesco come tutti si immaginerebbero, biondo, coi baffoni e la pancia da birra si presenta con due cartelle, una mia e l'altra di una delle ragazze lituane e ci chiede di seguirlo. Ci conduce quindi nei nostri appartamenti, prima lei al primo piano e poi io al secondo, ci fornisce coperte, cuscino, copri-materasso e chiavi e poi ci lascia, sole alle prese con la nostra stanza. O meglio, alle prese con il materasso ed il copri-materasso.

Ebbene sì, perché il materasso è di gomma piuma e la sua copertura è di cotone e dotata di cerniera. Questo significa che la copertura, avendo subito qualche lavaggio, si è leggermente ristretta e quindi l'inserimento del materasso al suo interno non può che rivelarsi una sfida all'ultima goccia di sudore. Scommetto che lottare con un'anaconda è sicuramente più facile. Fortunatamente non c'era nessuno ad assistere alla scena, altrimenti sarebbe letteralmente morto dalle risate. Mi ci sono voluti due round, ma alla fine sono riuscita a stenderlo quel maledetto materasso. Ora spero non esploda improvvisamente nel cuore della notte, altrimenti la cosa diventa tragica.

Una volta sistemata la camera e fatta la spesa l'unico problema rimasto è ottenere la connessione ad internet. Tra i due round di sistemazione del materasso mi sono recata all'ufficio del servizio IT dell'università sperando di riuscire ad ottenere password e username e far assettare il computer, ma ho avuto solo i primi, perché l'ufficio adibito all'installazione del programma per la connessione wi-fi in università è un altro ed è aperto da lunedì a venerdì solo dalle 10 alle 13. Quindi domani proverò ad andarci.

Ah, l'appartamento non è niente di stratosferico. Il pavimento è ovviamente coperto con la moquette, i mobili sono abbastanza vecchiotti  e quelli della cucina in particolare sono in uno stato abbastanza precario. Ma nei prossimi giorni vedrò di rimediare a questo, soprattutto dal punto di vista igienico. La mia camera è abbastanza semplice ma non mi manca niente: letto, comodino, scrivania, libreria, armadio, lavandino con specchio e lucina al neon e uno scaffale che separa il lavandino dal resto della stanza. Ovviamente come sono entrata ho scoperto che era ancora occupata dall'imbianchina, che stava ripitturando le pareti e quindi ho dovuto starmene a spasso per un'altra ora e mezza prima che fosse libera del tutto. Nell'appartamento c'è poi un bagno con doppi servizi e doccia che condivido con i miei cinque coinquilini: due americani, una ragazza turca, una spagnola e una bulgara.

La giornata si conclude con una simpatica cena in comune. Ryan, il ragazzo americano e Cecilia, la ragazza spagnola, mi hanno invitato a cenare con loro. Il ragazzo di Cecilia, anche lui spagnolo, lavora in città come cuoco presso un ristorante spagnolo, e cucina delle tapas di patate e un altro piatto a base di patate, cipolle e pomodori, di cui non ricordo il nome. Ryan ha buttato nel forno dei Chicken Nuggets surgelati accompagnati dalla sua cara salsa barbecue, che si è portato direttamente dagli USA perché qui è introvabile. Io, non avendo avuto la possibilità di fare una spesa decente, offro solo un po' di insalata con tonno e ormaggio, ma cercherò di ricambiare in futuro con una pizza, una pasta o delle lasagne. Come dolce assaggiamo dei dolcetti di Marshmellow, chiamati "Peeps" a forma di colombine. Sono alcuni dei dolcetti pasquali americani, spediti direttamente dagli USA dalla mamma di Ryan.

Chiediamo anche alla ragazza turca di unirsi a noi e così scopriamo che non parla né inglese né tedesco e di fronte alla nostra domanda la vediamo sparire in camera a consultare il dizionario per potersi poi ripresentare dieci minuti dopo con la frase "No, I don't eat with you. Thank  you". Lei si siede con noi a tavola e noi accettiamo la sua compagnia silenziosa mentre chiacchieriamo a ruota libera. Durante la cena riceviamo l'invito della ragazza bulgara a salire al piano di sopra, dove stanno i suoi amici per un party dopo cena. Io e Ryan saliamo a fare un saluto e ci tratteniamo solo un'oretta, anche perché la maggioranza della compagnia è costituita da bulgari che parlano meglio la loro lingua che altre. Quindi non abbiamo grandi possibilità di conversazione. Io e l'americano abbandoniamo quindi la stanza lasciando gli altri ragazzi ai loro brindisi e ci diamo la buona notte. Altra giornata intensa, penso, mentre mi preparo per andare a letto.


 



domenica 1 aprile 2012

Pensierando per Kassel

                                                                                                                          Kassel Jugendherberge   
                                  
Dove vivrò per i prossimi 6 mesi.
Ho i piedi a pezzi. Anche oggi ho fatto un bel giro di esplorazione della città, che illuminata dalla luce del sole ha tutto un altro aspetto. Finora, infatti, ho avuto la possibilità di vederla sotto la luce cupa e grigia di un cielo coperto di nuvole. Il primo luogo in cui mi sono recata è la zona in cui mi trasferirò domani. Avevo bisogno di capire realmente dove si trovasse e in che modo sia raggiungibile.





Quindi ho proseguito il mio giro attraversando il parco "Karlsaue" che si trovano ad est della città, fiancheggiato dal fiume della città, la Fulda.  
Orangerie nel parco Karlsaue
Qui ho incontrato famigliole e coppie in gita domenicale e un’indefinita quantità di persone in tenuta sportiva che facevano jogging o camminata… Ciò che mi diverte maggiormente nell’incontrare questi sportivi, è osservare il modo in cui corrono. Da quello si capisce se si tratta di persone che sanno quello che stanno facendo oppure di persone che sperano di poter buttare giù qualche chilo indossando una tuta e girando ad un’andatura più o meno sostenuta per un po’ di tempo.  I secondi, di solito, sono riconoscibili per la goffaggine dei loro movimenti e per lo sguardo agonizzante.
Ad un certo punto ho deciso di sedermi su una panchina per godermi meglio lo spettacolo di questi viandanti e non ho potuto fare a meno di scegliere come colonna sonora “Parklife” dei Blur, scelta alquanto scontata direi, ma di fondamentale importanza per aumentare l’effetto comico della situazione.






Uscita dal parco mi sono diretta verso il centro, dove mi sono imbattuta in un fiume di persone che han deciso di approfittare dell’apertura straordinaria dei negozi per trascorrere la domenica pomeriggio. Per una come me che adora osservare le persone trovarsi in mezzo ad una tale folla è assolutamente fantastico. Trovo divertente cercare di immaginare la storia di una persona, quali pensieri le attraversino la mente, quale relazione intrattiene con le persone in sua compagnia. Il fatto che mi trovi in Germania, poi, stimola anche la ricerca delle differenze con l’Italia. Oggi ovviamente ho visto chiunque: dai gruppi di adolescenti, alle famiglie con bambini, a coppie di adulti fino ad arrivare agli anziani, addirittura anziani con bastone, per niente intimoriti dal fatto di dover camminare per ore in strada in mezzo a centinaia di persone.

Ciò che mi ha colpito di più è sicuramente l’elevato numero di famiglie giovani. Genitori metallari con tanto di cappotti di pelle in stile Matrix; genitori “tamarri” pieni di piercing e tatuaggi, con capelli tinti dei colori più innaturali e tagliati in maniera asimmetrica, con indosso abiti sportivi dai colori sgargianti; genitori in stile casual, sportivi e sobri quanto lo possono essere solo i tedeschi: insomma il catalogo è piuttosto ampio. Per un italiana la cosa è decisamente strana e allo stesso tempo ispira una certa speranza, facendo pensare che è possibile per uno stato mettere in atto politiche concrete a sostegno della famiglia. Insomma, non è fantascienza.

Con queste osservazioni si è concluso il mio secondo giro per la città. Non vedo l'ora di riuscire ad approfondire queste prime impressioni, ma soprattutto non vedo l'ora che arrivi lunedì per assistere all'inizio vero e proprio della mia esperienza Erasmus.

sabato 31 marzo 2012

Partenza per Kassel pt. 2

[Continua dal post precedente]

Salita sul treno, sistemo le valigie nell’apposito scomparto e mi accomodo tranquilla nel primo posto disponibile, tenendo in mano solo il biglietto del treno in attesa del controllore. Dopo più di metà viaggio, vedo comparire in lontananza il controllore e quindi do un’occhiata al mio biglietto. Con orrore scopro che avrei dovuto prendere l’intercity solo dall’aeroporto di Francoforte alla stazione centrale e poi da lì un treno regionale. Quindi capisco subito di essere sul treno sbagliato, ma ormai sono quasi giunta a destinazione e quindi attendo con ansia l’arrivo del controllore per scoprire in che modo sarei stata punita per l’errore commesso.


Dalla sua comparsa nel mio vagone il controllore interrompe per tre volte il suo lavoro, perché ad ogni fermata deve scendere a segnalare al capotreno quando ripartire. Nel frattempo io spero che la fermata di Kassel arrivi prima che il controllore arrivi da me. Ovviamente questo non succede e Herr Zimmermann (no, non è Bob Dylan purtroppo, è il controllore) mi comunica che dovrò pagare 52 euro di differenza, visto che ho preso il treno sbagliato.


Il treno arriva dopo poco alla prima fermata di Kassel, Wilelmshöhe, dove scendo. Esco dalla stazione e cerco di capire dalla cartina della città quale autobus dovrei prendere per raggiungere la mia meta. Ovviamente la cartina risulta illeggibile e quindi rientro in stazione e mi reco all’ufficio informazioni, dove gentilmente un signore baffuto e pasciuto mi stampa le indicazioni per l’ostello, dicendomi di affrettarmi visto che il mio pullman era in partenza.


Corro verso il pullman trascinandomi dietro trenta chili di valigie e con la lingua a terra salgo sul pulmino, tentando di dire all’autista che devo andare a “Achenbacherstrasse”. Lui ovviamente non mi capisce e così gli porgo il foglio con le indicazioni. Lui annuisce e mi dice che il biglietto costa due euro e cinquanta. Io invece, totalmente stordita, arrivo a pensare che sia possibile che un biglietto costi cinquantadue centesimi e quindi glieli porgo. Lui mi guarda malissimo e ripete il prezzo scandendo bene le parole, mettendo in mostra un paio di denti d’oro e un paio d’argento che mi lo fanno tanto sembrare un pirata.


L’autobus parte e poche fermate dopo devo già scendere. Vado a consultare la cartina esposta sotto la pensilina e vedo che l’ostello non è molto lontano. Peccato che non riesca a capire bene come raggiungerlo. Io che mi vanto sempre della mia capacità di leggere le cartine e di avere senso dell’orientamento, non riesco a raccapezzarmi. Chiedo quindi direzioni ad un passante che mi indica la retta via. Spostandomi a piedi scopro con mio dispiacere che Kassel assomiglia molto ad Edimburgo: è piena di strade in pendenza, perché costruita in una zona collinare. Dico “con dispiacere” perché non è bello trascinare trenta chili di valigie in salita al termine di un viaggio non proprio tranquillo.


Dulcis in fundo, arrivo in ostello e scopro che la mia camera si trova al terzo piano e non c’è l’ascensore. Due rampe di scale prima di ogni piano. In questo momento mi sento proprio come il topolino di Cenerentola, Gas Gas, che deve spingere la chiave in cima ad un’interminabile rampa di scale. Per fortuna un ragazzo giapponese mi vede e mi aiuta con le valigie.


Ed eccomi qui, in una sorta di camera di decompressione prima di accedere a quello spazio che sarà la mia esperienza universitaria in Germania. Ora ho qualche giorno per adattarmi, iniziare ad esplorare la città e a realizzare finalmente che ciò che sto pianificando da un anno.

Partenza per Kassel pt. 1

Per quanto non sia nella mia natura tenere un resoconto giornaliero della mia vita penso che questo sia il momento adatto per iniziare. Quindi eccovi qua la prima parte del racconto del mio viaggio verso Kassel. L'ho spezzato in due parti visto che mi sono dilungata un poi nei particolari. 

                                                                                                                            Jugendherberge Kassel 

                               

Finalmente sento di potermi rilassare un po’. Sono comodamente sdraiata sul letto a castello nella mia camera d’ostello, con il portatile appoggiato sulle gambe e scrivo. Fino a qualche ora fa non avrei potuto tranquillamente accendere e usare il pc senza temere che si sarebbe presto esaurita la batteria. Infatti sono partita senza adattatore e solo poche ore fa sono riuscita a reperirne uno durante un giro di perlustrazione in centro, durante il quale ho acquistato anche altre cose di cui avevo bisogno, che non ho potuto infilare in valigia per questioni di spazio. Reperire un adattatore potrebbe sembrare cosa di secondaria importanza, ma dopo il viaggio di ieri quell’aggeggio quasi insignificante diventa l’elemento fondamentale a ristabilire l’equilibrio tra il piatto negativo e quello positivo della bilancia, tra seccature e incidenti di vario genere e eventi positivi.


Sono partita al termine di una settimana alquanto intensa, in cui ho diviso il mio tempo tra le lezioni in università, la preparazione di una presentazione in tedesco che ho tenuto due giorni prima della partenza e appuntamenti vari con amici e parenti da salutare. Del resto anche le settimane precedenti non sono state da meno. In tutto questo, il tempo che ho potuto dedicare alla progettazione del viaggio e alla preparazione delle valigie è stato ben poco. 


Venerdì mattina, sveglia ore quattro. Nel senso che la sveglia è suonata alle quattro. Io mi sono alzata mezz’ora dopo quando è venuta mia mamma a chiedermi perché avevo spento la sveglia e non mi ero alzata dal letto. Dopo una rapida colazione mi sono precipitata in camera a chiudere le valigie e a pesarle ancora una volta. Naturalmente, dopo aver impiegato un’energia disumana per chiudere la valigia grazie anche all’aiuto dei miei genitori, ho scoperto che pesava troppo e quindi sono stata costretta a riaprirla e mettere  qualcosa nel trolley.


Giunta in aeroporto, imbarco il bagaglio, saluto i miei e mi avvio nella zona check-in. Qui inizio a riempire cestini con giubbino, portatile, liquidi, cintura ecc. passo per il metal detector, che suona. Quindi torno indietro, la guardia mi dice di togliermi gli stivali, ripasso per il varco e ancora "biiip". Disperata, mi tolgo anche l’orologio e il bracciale di pelle, che mollo nelle mani della guardia giurata, che decide di chiamare la collega per perquisirmi. "Tutto a posto" (che scoperta!). Perciò vado a recuperare le mie cose per rivestirmi e sento la voce della guardia che mi chiama, perché ho lasciato in giro la mia carta d’imbarco. Recupero la carta, ricomincio a vestirmi e mi ricade per terra il foglio, che viene prontamente recuperato dallo stesso uomo della sicurezza, che probabilmente si sta sforzando di non ridere in faccia ad un’imbranata come me.


Arrivo al gate e scopro che tra i passeggeri ci sono anche dei ragazzi siciliani, dall’aspetto classificabili come “tamarri”. Abbronzatura artificiale, tatuaggi, ciglia accuratamente depilate, orecchini con brillante e collane varie. Peccato che una volta salita sull’aereo scopro che ci son altri due gruppi di tamarri, romani e napoletani, e che quello dei siciliani è il più tranquillo. Durante il volo ho “l’enorme fortuna” di osservare da vicino il gruppo di tamarri romani, dal momento che alcuni di loro sono seduti vicino a me. 


Ciò che più di tutto mette in crisi la comitiva di tamarri laziale è il non potersi sedere tutti vicini. Dramma esistenziale, data la lunghissima durata del viaggio: addirittura un’ora e un quarto!!! Il fatto di essere lontani li costringe a comunicare urlando ancor più forte del solito, in modo tale che io li possa sentire benissimo nonostante abbia il volume dell’Ipod al massimo. Quindi un paio dei soggetti maschili del branco devono dar spettacolo alzandosi ripetutamente durante il decollo e l’atterraggio, ignorando ovviamente l’obbligo di star seduti con le cinture allacciate in queste fasi del volo.


Atterrati a Francoforte-Hahn, recupero il bagaglio e mi metto alla ricerca della stazione ferroviaria, che invece non c’è. Capisco quindi di aver confuso l’aeroporto di Francoforte con quello di Francoforte-Hahn e di conseguenza realizzo d aver prenotato inutilmente un biglietto del treno che mi avrebbe portato dall’aeroporto alla stazione centrale di Francoforte e da qui a Kassel. Sono quindi costretta a prendere l’autobus da Hahn, che conduce alla stazione centrale di Francoforte. Durata del viaggio: due ore. Ergo, perderò sicuramente anche il treno per Kassel!!! Vabbè, penso, ne prenderò un altro simile in partenza qualche ora più tardi.

Nel giro di un’ora si presentano tre autobus alla fermata dell’aeroporto e io ovviamente riesco a salire solo sull’ultimo, dal momento che un aereo di persone deve raggiungere il centro città e la maggioranza, diversamente da me, non ha bagagli da caricare nel baule, quindi riesce a mettersi in fila non appena l’autobus arriva e a salirci rapidamente non lasciando più posti liberi per gli ultimi della coda.

Finalmente seduta sull’autobus, penso di poter sfruttare il viaggio per schiacciare un pisolino, quando scopro che nei posti vicino al mio si è seduto il gruppo dei tamarri napoletani. Anch’essi si contraddistinguono per irrequietezza e voce alta ed abbandono quindi l’idea di farmi un riposino. In compenso ascoltando le loro chiacchiere trovo conferma dell’idea che mi sono fatta: i tamarri vanno a Francoforte perché qui ci sono alcune delle più importanti discoteche tecno in Europa, prima fra tutte quella di Sven Väth. 

Dopo un’ora e mezza di strada l’autobus si ferma davanti alla stazione centrale di Francoforte. Estraggo le mie due pesanti valigie dal baule, entro in stazione e mi dirigo verso la prima tabella con gli orari dei treni che trovo. Cerco l’orario di partenza del prossimo intercity, dal momento che secondo il mio biglietto è previsto che prenda un intercity, e mi reco al binario al quale è previsto che arrivi il treno per Kassel. 

[Continua nel prossimo post...]